Non hanno necessariamente una bandiera, una capitale o neppure una natura statuale. Gli attori in grado di colpire infrastrutture, servizi ed economie si sono moltiplicati, mentre la tecnologia ha reso molto più accessibili strumenti capaci di produrre conseguenze rilevanti. È uno dei cambiamenti che Andrea Margelletti, Presidente del CeSI - Centro Studi Internazionali, mette al centro della videointervista rilasciata a Bancaforte a WeSec- Il Salone della Sicurezza.
«Chi come me ha i capelli bianchi è nato in un mondo molto più semplice», osserva Margelletti. Un mondo nel quale identificare competitor, avversari e nemici era relativamente immediato. Oggi sullo scenario internazionale agiscono Stati, organizzazioni criminali, gruppi non statuali e soggetti mossi da interessi economici o politici.
Cambiano gli attori e cambia anche ciò che deve essere protetto. Le infrastrutture critiche, spiega Margelletti, sono le «vene» attraverso le quali passa il funzionamento della società: economia, sanità, informazioni, comunicazioni. Colpirle significa quindi poter interferire con attività molto più ampie dell’infrastruttura stessa.
Ma serve anche aggiornare il concetto di infrastruttura. Non tutto ciò da cui dipendiamo è immediatamente visibile. Accanto a porti, reti energetiche o altre strutture fisiche ci sono lo spazio, i sistemi di comunicazione e i cavi sottomarini. «Molte delle infrastrutture più sensibili sono infrastrutture che dobbiamo immaginare», sottolinea.
La guerra ibrida aggiunge un’ulteriore difficoltà: un attacco può produrre effetti importanti senza che siano subito chiari l’autore, l’intenzione o perfino la natura dell’evento. Per Margelletti, la risposta a questa asimmetria non può essere quella di «chiudersi nel fortino».
«La risposta non può che essere comunitaria, unitaria», afferma. Nessun singolo Paese dispone, da solo, delle risorse necessarie per fronteggiare contemporaneamente minacce statuali, criminali e ibride. Occorre quindi «fare massa di risorse» e costruire capacità condivise.
Il ragionamento riguarda direttamente l’Europa. Secondo Margelletti, dopo decenni nei quali l’Europa occidentale ha potuto concentrarsi soprattutto sulla crescita economica contando su un sistema di protezione consolidato, il cambiamento dello scenario internazionale impone di ripensare il rapporto tra sicurezza e benessere.
Nella sua lettura, welfare e protezione non sono alternativi. Scuola, cultura, sanità ed economia possono continuare a svilupparsi soltanto se esiste un perimetro capace di proteggerli. È una scelta che richiede risorse, ma prima ancora un cambiamento culturale.
Per chi deve prendere decisioni economiche e finanziarie, la difficoltà consiste anche nel non limitarsi a rincorrere le singole crisi. Margelletti fa parte della faculty di ABI ATLAS, il Centro di Competenza Geopolitica dell’ABI, nato proprio per offrire alla comunità bancaria un presidio permanente di analisi dei cambiamenti geopolitici e delle loro conseguenze.
Il giudizio sull’iniziativa è netto. «Quello che sta costruendo ABI con ABI ATLAS credo sia addirittura una cosa illuminata», afferma. In un settore abituato a lavorare dentro un quadro fortemente regolamentato, aprirsi a «luci diverse, a opinioni e voci diverse» significa, per Margelletti, mettere in discussione letture consolidate e ampliare gli strumenti con cui interpretare scenari sempre meno lineari.
L’ultimo passaggio porta il ragionamento oltre le infrastrutture materiali e digitali. «La vera infrastruttura critica sono le persone», afferma Margelletti. La capacità di resistere alle pressioni esterne dipende anche dalla solidità del sistema di valori delle democrazie, dalla tutela dei diritti e dalla capacità di conservare «la certezza del dubbio e l’importanza del dissenso».
Per Margelletti, proprio questa apertura rende le democrazie allo stesso tempo «fragilissime e straordinariamente potenti». La sicurezza, quindi, non riguarda soltanto ciò che una società possiede e deve proteggere, ma anche ciò che vuole continuare a essere.
Qui lo Speciale WeSec - Il Salone della Sicurezza su Bancaforte.it: https://t.ly/yZWaK




