Ascoltare non significa necessariamente sentire. Può voler dire osservare un gesto, leggere un’immagine, seguire il movimento delle mani o del corpo. È da questa idea di ascolto più ampia che è partito l’incontro dedicato alla Giornata Mondiale dell’Ascolto, inserito nel programma di iniziative organizzate dall’ABI a Roma durante la settimana di è cultura! 2026.
A raccontarne il significato è Annalisa Di Gioia, Consigliere Direttivo Nazionale dell’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi ETS APS (ENS), nella videointervista rilasciata a Bancaforte.
«Le persone sorde ascoltano con gli occhi, mentre gli udenti con le orecchie», osserva Di Gioia. Da qui l’importanza di costruire messaggi capaci di utilizzare canali diversi: immagini, gestualità, linguaggio del corpo, fotografie e lingua dei segni possono diventare strumenti di relazione e veri e propri ponti tra persone sorde e udenti.
La lingua dei segni, sottolinea, non è soltanto uno strumento funzionale alla comprensione. Ha una propria grammatica, appartiene a una cultura specifica e rende possibile una comunicazione paritaria.
L’incontro è stato quindi anche un’occasione di sensibilizzazione e informazione sulla realtà delle persone sorde e sulle possibilità di costruire nuove forme di collaborazione con le istituzioni.
Ed è proprio sul terreno dell’accessibilità che, secondo Di Gioia, resta ancora molto da fare.
Le norme hanno introdotto strumenti e riconosciuto diritti, ma nella quotidianità permangono diverse difficoltà. A scuola, per esempio, i servizi di assistenza alla comunicazione non coprono sempre l’intero monte ore. Servizi di interpretariato e condizioni di piena accessibilità possono mancare anche nello sport, nel teatro e nelle attività culturali.
«Le istituzioni hanno iniziato ad ascoltare, ma serve concretezza», afferma.
Per Di Gioia questa concretezza passa prima di tutto dal confronto diretto con la comunità delle persone sorde, attraverso tavoli e occasioni di dialogo capaci di tradurre i principi in servizi effettivamente disponibili.
In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intesa con ABI, che Di Gioia indica come «un primo passo di collaborazione». L’obiettivo è creare condizioni perché le persone sorde possano partecipare agli eventi culturali al pari degli udenti e accedere, nei diversi contesti della vita quotidiana, a servizi adeguati alle loro esigenze.
Il nodo, sintetizza, è ancora la distanza tra ciò che le norme prevedono e ciò che concretamente accade: «C’è ad oggi uno scollamento tra la normativa e la realtà».
Colmare questa distanza richiede continuità nel confronto e nella collaborazione. Anche perché, ricorda Di Gioia, la comunità delle persone sorde è una realtà solida e organizzata in Italia.
Il messaggio della Giornata dell’Ascolto diventa così molto concreto: riconoscere che esistono modi diversi di comunicare e fare in modo che accessibilità, servizi e partecipazione culturale non restino principi, ma diventino esperienza quotidiana.





