«Voglio la primavera». È una frase semplice, raccolta dalla voce di una persona con Alzheimer, ma dentro ci sono memoria, identità e il desiderio di continuare a riconoscersi nella propria storia. È anche il messaggio scelto per le borse consegnate ai partecipanti dell’incontro “Alzheimer, inclusione e nuove alleanze per il futuro”, organizzato dall’ABI a Palazzo Altieri, a Roma.
A raccontarne l’origine è Alessandro Morandotti, Vicepresidente di Airalzh e socio fondatore dell’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer, nella videointervista rilasciata a Bancaforte.
La frase nasce da un progetto della giovane neuropsicologa Rian Alwan, che durante un tirocinio ha raccolto alcune espressioni pronunciate da persone con Alzheimer e le ha trasformate in poster digitali, successivamente utilizzati anche per attività di raccolta fondi.
Dietro quelle parole, spiega Morandotti, rimangono «la memoria, l’identità, l’umanità delle persone». La primavera evocata da uno dei pazienti può così assumere anche un significato ulteriore: la speranza che, dopo “l’inverno dell’Alzheimer”, la ricerca riesca a portare cure sempre più efficaci.
Un messaggio che lega direttamente l’esperienza delle persone alla necessità di continuare a investire nella ricerca, ma anche di costruire intorno alla demenza una rete sociale più ampia.
È in questo quadro che Morandotti legge anche il protocollo d’intesa siglato tra ABI e Fondazione Alzheimer Italia. Con una popolazione molto numerosa di persone con demenza e caregiver, sottolinea, non è pensabile che il problema venga affrontato da un solo soggetto.
«C’è veramente una necessità che tutti facciano la propria parte», afferma. Cittadini, istituzioni, politica, organizzazioni non profit e mondo delle imprese sono chiamati, ciascuno con le proprie competenze, a contribuire.
Morandotti attribuisce all’iniziativa dell’ABI proprio questo valore: aver creato un network e un’occasione di informazione e sensibilizzazione, mettendo in relazione mondi diversi intorno a un tema che riguarda una parte crescente della società.
Nel suo intervento richiama anche le dimensioni del fenomeno, parlando di circa 2 milioni di persone con demenza e oltre 3 milioni di caregiver. Numeri che, nella sua lettura, rendono ancora più evidente la necessità di allargare il coinvolgimento anche alle imprese e alle aziende.
Per Morandotti, infatti, la risposta all’Alzheimer non passa soltanto dalla ricerca scientifica. Servono anche progetti sociali, consapevolezza e alleanze capaci di accompagnare le persone e le famiglie nella vita quotidiana.
La frase stampata sulla borsa torna allora ad assumere un significato più ampio. «Voglio la primavera» non racconta soltanto il desiderio di una persona: diventa la metafora di una prospettiva condivisa, nella quale ricerca, inclusione e collaborazione possono contribuire a costruire un futuro diverso per chi vive con l’Alzheimer e per chi gli è accanto.





