Intercettare i momenti in cui una persona comincia a esitare mentre si muove nello spazio, prima che il disorientamento diventi evidente. È l’obiettivo di una sperimentazione che utilizza un dispositivo indossabile per rilevare alcuni segnali associati alle fasi iniziali del disturbo e che, in prospettiva, potrebbe avvalersi anche di algoritmi di intelligenza artificiale.
A raccontarla è Davide Maria Cammisuli, Psicologo e Dottore di Ricerca in Neuroscienze – Airalzh, nella videointervista rilasciata a Bancaforte in occasione dell’incontro “Alzheimer, inclusione e nuove alleanze per il futuro”, organizzato dall’ABI a Palazzo Altieri, a Roma.
Il progetto parte da uno dei sintomi che, spiega Cammisuli, possono manifestarsi precocemente insieme ai disturbi della memoria: il disorientamento spaziale.
Per studiarlo è stato sperimentato un wearable dotato di sensori in grado di rilevare parametri psicofisiologici, come frequenza cardiaca e respiratoria, insieme a informazioni relative alla marcia. I ricercatori hanno così cercato di individuare, durante percorsi urbani svolti dai pazienti, quelli che Cammisuli definisce “momenti di esitazione”.
La scelta di lavorare all’aperto è parte integrante della sperimentazione. Non un test soltanto in laboratorio, quindi, ma un compito inserito in un contesto reale, per osservare come la persona si orienta e reagisce durante gli spostamenti nella vita quotidiana.
Il passo successivo della ricerca, spiega Cammisuli, riguarda la costruzione di algoritmi-soglia, eventualmente supportati da sistemi di intelligenza artificiale, capaci di riconoscere quando determinati segnali richiedano attenzione.
L’obiettivo prospettico è permettere al caregiver di intervenire anche da remoto, attraverso un sistema di monitoraggio non invasivo, aiutando la persona a continuare a muoversi e a mantenere una relazione attiva con l’ambiente sociale.
La tecnologia, quindi, non viene pensata per sostituire l’autonomia, ma per sostenerla il più a lungo possibile.
Ed è proprio questo il secondo tema affrontato da Cammisuli: il contrasto all’isolamento sociale. «È fondamentale», sottolinea, perché mantenere la vitalità cognitiva e la partecipazione alla vita quotidiana rappresenta, nella sua lettura, una componente importante dell’invecchiamento attivo anche nelle condizioni di maggiore fragilità.
A questo si affiancano altri fattori che Cammisuli richiama, come alimentazione mediterranea e attività fisica regolare, che indica tra gli elementi di supporto a un invecchiamento più sano e al possibile differimento della comparsa dei sintomi.
Ricerca e tecnologia si incontrano così su un obiettivo molto concreto: riconoscere prima i segnali di difficoltà e intervenire senza sottrarre alla persona spazi di autonomia, movimento e partecipazione sociale.





