La redditività delle banche italiane resta elevata, ma la stagione più favorevole potrebbe essere alle spalle. Dopo il beneficio generato dalla crescita dei tassi, il settore entra in una fase più complessa: maggiore competizione, volatilità macroeconomica, rischi geopolitici e nuovi operatori fintech sempre più presenti su aree vicine al credito e ai servizi finanziari tradizionali. È il quadro delineato da Stefano Di Biase, Senior Partner di Prometeia, nella videointervista rilasciata a Bancaforte a margine dell'evento ABI "Supervision, Risks & Profitability 2026".
“In un contesto di forte competizione osserviamo una redditività delle banche italiane ancora sostenuta, anche se inferiore ai picchi raggiunti nella fase di espansione dei tassi”, spiega Di Biase. Secondo le stime richiamate da Prometeia, il ROE dovrebbe stabilizzarsi intorno al 10,7-10,3%, rimanendo sopra il cost of equity, atteso in calo tra il 7,5% e il 6,5%. Un equilibrio positivo, dunque, ma da difendere in un contesto meno favorevole rispetto agli ultimi anni.
La sfida sarà proprio confermare questi livelli. Le principali banche italiane continuano a indicare nei piani industriali obiettivi ambiziosi, sostenuti da strategie di crescita, consolidamento e ampliamento delle quote di mercato. Ma il quadro competitivo sta cambiando e la volatilità legata agli eventi geopolitici rende più difficile pianificare, misurare gli impatti e preservare la marginalità.
Da qui la necessità di rafforzare i framework analitici, superando una lettura puramente regolamentare degli esercizi di stress. “Negli ultimi mesi abbiamo collaborato con diversi istituti nell’ambito dello stress geopolitico, che ha evidenziato la necessità di costruire scenari, tradurli in variabili macroeconomiche e finanziarie e misurarne gli impatti sulle filiere produttive e sui clienti finali”, osserva Di Biase.
Per le banche questo significa investire in competenze, tecnologie e capacità di lettura trasversale. Ma il vero punto di svolta riguarda l’integrazione tra funzioni. “Le economie di scala non dipendono solo dalla dimensione della banca, ma anche dalla capacità di mettere a fattor comune le esigenze delle diverse aree”, sottolinea Di Biase. Pianificazione strategica, rischio, credito, mercati e business devono poter lavorare su una visione condivisa dello scenario e dei suoi effetti.
L’obiettivo è evitare che questi investimenti vengano percepiti come un semplice adempimento di compliance. La gestione degli scenari geopolitici può diventare invece una leva per orientare scelte strategiche, politiche creditizie e decisioni di mercato, creando una base informativa comune per governare meglio redditività, capitale, liquidità e rischio.
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