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Bancaforte TV

Colombo (CRIF): “Segnali positivi dal credito alle imprese, ma per le banche la qualità dell’analisi sarà sempre più decisiva”

di Flavio Padovan Maddalena Libertini
13 Luglio 2026

Il credito alle imprese torna a dare segnali positivi, ma in un quadro ancora esposto all’incertezza internazionale e alla necessità di valutazioni sempre più selettive. È la lettura proposta da Marco Colombo, Managing Director Finance Italy di CRIF, che analizza l’andamento del mercato italiano a partire dai dati degli Osservatori CRIF. 

Il 2025 è andato bene”, spiega Colombo. Pur in presenza di una crescita economica ancora modesta, intorno allo 0,4-0,5%, il mercato ha beneficiato di un contesto favorevole su occupazione e fiducia. Il dato più rilevante riguarda le imprese: “A livello di flussi hanno registrato un +11% e, soprattutto, lo stock è tornato a crescere dopo anni di riduzione”. Un’inversione significativa, dopo il calo del credito alle imprese dal 110% del PIL del 2010 a poco più dell’80% nel 2024-2025. 

Anche il rischio resta sotto controllo. Per le imprese, osserva Colombo, si registra “un lieve aumento nelle società di capitale, circa 30 punti base”, ma su livelli ancora contenuti: “Siamo al 3,3%, mentre prima del Covid eravamo al 5%”. I primi mesi del 2026 confermano il rallentamento di alcuni comparti, dai mutui alle imprese, senza però indicare un deterioramento rilevante. Guardando avanti, molto dipenderà dallo scenario internazionale: in un quadro stabile, CRIF prevede un tasso di default delle società di capitale intorno al 4% a fine 2027; nello scenario più avverso si arriverebbe al 5%, comunque distante dal 9% registrato nel 2010.

Per le banche, questa fase impone un salto di qualità nella capacità di analisi. “La prima variabile è saper selezionare, anche dentro lo stesso settore, i soggetti più solidi”, sottolinea Colombo. Il caso dell’automotive è emblematico: un comparto sotto pressione può contenere al proprio interno imprese con performance molto diverse. La capacità di distinguere diventa quindi un fattore competitivo nella concessione del credito.

La seconda dimensione riguarda l’evoluzione del concetto stesso di rischio. “Oggi rischio non significa più solo rischio di credito, ma anche rischio geopolitico, cyber risk e fattori ESG”, evidenzia Colombo. Solo l’integrazione di queste variabili consente una lettura realmente olistica dell’impresa e della sua prospettiva.

Terzo elemento: lo sguardo in avanti. “Guardare i bilanci è sempre meno sufficiente: è fondamentale essere forward looking”, afferma Colombo, richiamando anche l’orientamento dei regolatori. In un contesto in cui la regolamentazione tende a contenere il risk taking, dati, analytics e strumenti previsionali diventano decisivi per sostenere il credito senza indebolire la qualità del portafoglio.

 


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