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07 Aprile 2020 / 11:34
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Spunta, la bellezza della blockchain   

 
Fintech

Spunta, la bellezza della blockchain  

di Ildegarda Ferraro - 20 Febbraio 2020
“Adottare la blockchain è una sfida culturale, ma credo che paghi davvero in termini di modo di vedere e di approcciare gli eventi”. Per la serie Le voci di Spunta, ossia le opinioni e le posizioni dei protagonisti che lavorano a una Dlt del mondo bancario in Italia, ecco Vito Lavolpe, Responsabile Servizio Innovazione e Sviluppo It della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. “E' un cambio culturale importante, con molti ambiti di applicazione. E poi la blockchain ha una sua discreta bellezza” ...
 La tentazione c’è. Anche io ci sono caduta. Dico quella di declinare la blockchain in qualche modo. Per esempio, mi era venuta spontanea “la pazienza della blockchain”, perché non tutto si fa in un giorno e il cambio di passo ovviamente prevede tempo e impegno. Ma alla bellezza sinceramente non ero arrivata. Ci arriva invece Vito Lavolpe, che è parte del gruppo Spunta, il progetto promosso dall’ABI e coordinato da ABI Lab per l’applicazione alla gestione dei conti reciproci di una tecnologia dei registri distribuiti privata, come dicono i tecnici una “private permissioned distributed ledger technology” (Ppdlt). Certo, molto dipende dal fatto che ama l’arte e non la mette da parte. E nel grande brodo di coltura che è la cultura Vito Lavolpe, Responsabile Innovazione e Sviluppo It della Banca Popolare di Puglia e Basilicata, nuota nel suo elemento. E se può ritagliare un’ora per una mostra o un museo fa i salti mortali. Perché un tecnico e un innovatore può trarre ispirazione anche da prospettive veramente diverse. A questo punto mi aspetto di tutto, anche che in futuro qualcuno mi parli di una “sapida blockchain” … chi può dirlo... Torno seria e ai fatti.

La blockchain è un paradigma. Dentro ci si può mettere di tutto, dalle criptovalute, a partire dal bitcoin, alla profilatura dei polli ruspanti. Quanto può pesare nella nostra vita di tutti i giorni?

La blockchain o piuttosto l’accettazione del fatto che una nuova tecnologia possa cambiare i paradigmi di comportamento, che più o meno negli anni si sono cristallizzati, effettivamente ci impone un cambio di modo di vedere le cose, di approcciarci agli eventi. È un po’ un cambio culturale. Se accettiamo questo, potremo accettare anche concetti un po’ più estremi, come quello per esempio di affidare il nostro testamento piuttosto che a un notaio a un hash di una architettura blockchain (ndr. inserisco un link per chi volesse fare un giro sulla hash https://it.cointelegraph.com/bitcoin-for-beginners/how-blockchain-technology-works-guide-for-beginners). È un cambiamento culturale importante e dal punto di vista del risultato è certamente sicuro affidarlo alla blockchain per garantirne l’autenticità.

Un cambiamento non di poco conto.

Sicuro. La blockchain prima che una tecnologia è un paradigma, ovvero un modo nuovo di interpretare il grande tema della decentralizzazione, della condivisione. È questo il fascino discreto che blockchain esercita su chi come me è appassionato di innovazione. Il cambiamento è spesso necessario, ma non deve essere necessario cambiare a tutti i costi, nel senso che ci sono software e applicazioni che funzionano bene sulle vecchie tecnologie. Ed è bene che continuino a farlo, mentre ci sono ambiti in cui la blockchain diventa un elemento indispensabile per elevare la qualità e l’efficienza. Il compito dell’innovatore credo sia quello di riuscire a individuare questi ambiti.

Quali spazi crede ci siano già?

È una domanda che spesso ci facciamo, perché non tutto può andare su blockchain, ma certo alcune cose sono preferibili. Tutto quello che può essere certificato, per esempio in ambito notarile, può andar bene sulla blockchain. Oppure può andare su blockchain tutto quello che per essere considerato autentico ha bisogno di svilupparsi su step successivi e richiede certificazioni successive. Per esempio, l’acquisizione di una delibera di un consiglio di amministrazione ha diversi passaggi intermedi, se si vogliono certificare quei passaggi e garantire l’unicità del documento finale, la blockchain sarebbe un ottimo paradigma di soluzione. 

La sua Banca è impegnata nel progetto Spunta. Che cosa significa per voi? Che impegno culturale comporta?

Per approcciarsi con favore a tecnologie di frontiera come la blockchain bisogna essere predisposti ad accettare un cambiamento culturale importante. La Banca Popolare di Puglia e Basilicata ha una forte predisposizione al cambiamento utile non a qualsiasi cambiamento. E questo grazie ai continui impulsi ricevuti dal Consiglio di amministrazione e dal management. È una tendenza che si è avviata negli ultimi 3 e 4 anni e che ora sta diventando strutturale nel tessuto culturale di ognuno di noi. Spunta è stata una sfida bellissima, che abbiamo affrontato con entusiasmo e voglia di confronto e che siamo riusciti a cogliere grazie allo stimolo del nostro Presidente Leonardo Patroni Griffi. Il tavolo che ABI Lab ha coordinato è stato esemplare, ha favorito la conoscenza e il dialogo tra aziende bancarie molto diverse tra loro e si è sempre riusciti a trovare un punto d’incontro comune.

Quindi un impegno culturale notevole

Sì, un impegno culturale importante. Il cambiamento piano piano diventa strutturale, non lo si sente più, diventa spontaneo accettare qualcosa di diverso dalle cristallizzazioni antiche.

Spunta è un po’ come passare dalla ruota di pietra all’auto elettrica che si conduce da sola. Ovviamente è un’iperbole. In ogni caso si tratta del massimo dell’innovazione, come la blockchain, applicata a un processo vecchio come il mondo, come la riconciliazione delle posizioni. Spunta è anche un gruppo di lavoro di organizzazioni e di persone. Che cosa ognuno può portare a casa in termini professionali e personali?

Quando penso a Spunta non posso non pensare al gruppo di persone che ha lavorato per tanto tempo al progetto. Faccio fatica a distinguere il lato personale da quello professionale. Spunta significa orgoglio di appartenere a un gruppo che si è costituito piano piano, innanzitutto grandi umanità, prima ancora che grandi professionalità. Un po’ tutti ne abbiamo tratto un guadagno sicuro in termini di competenze acquisite e di relazioni. È stato un gruppo importante visto che l’Italia è probabilmente l’unico Paese il cui intero settore bancario si riesca a dotare di una blockchain privata. Per ora ci gira un progetto che si chiama Spunta, ma spalanca le porte a nuove idee implementative che potranno essere protagoniste di prossime attività. Sicuramente il progetto e il gruppo mi hanno aiutato a conoscere una nuova forma di bellezza, che è la blockchain.

Quindi la considera una nuova forma di bellezza?

Assolutamente. Una bellezza discreta, ma veramente una gran bellezza. Il concetto di asset unico, per esempio, in informatica non è mai esistito, perché tutto quello che è informatizzato è per definizione non unico. Nel momento in cui io mando una e-mail con un allegato, in quello stesso momento quel documento si è duplicato, triplicato, quadruplicato. Tutti gli sforzi fatti, firma digitale, Pec, marche temporali, non sono riusciti a risolvere il problema come ci è riuscita la blockchain. È questa la bellezza e il fascino nascosto, che chi è un po’ appassionato di tecnologia riesce a cogliere. È un approccio culturale diverso che ha il suo fascino. Una forma d’arte e l’arte è ricerca della bellezza. Ognuno insegue la bellezza seguendo la propria indole, ma non è gratis questa ricerca. Bisogna lavorare, impegnarsi.

Lei ama l’arte. Quanto la profondità culturale può sostenere l’innovazione?

Nel connubio arte e innovazione non c’è molto di nuovo, nel senso che da sempre l’arte e la cultura sono innovazione e viceversa. I più grandi movimenti culturali d’avanguardia sono stati innovativi. Basti pensare a Impressionismo, Cubismo, Metafisica di de Chirico. Sono tutte innovazioni, addirittura così nuove che nel momento in cui sono nate non sono nemmeno state capite. Amare le varie forme d’arte e l’innovazione tecnologica mi piace pensare che sia un gesto naturale, quasi spontaneo.
Spunta è il progetto delle banche, coordinato da ABI Lab e promosso dall’ABI, per risolvere la rendicontazione dei conti reciproci tra le banche con una blockchain permissioned. La rubrica "Le voci di Spunta” raccoglie le opinioni e le posizioni di tutti i protagonisti che lavorano a una Dlt del mondo bancario in Italia. Qui tutti gli articoli della rubrica 
 
 
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