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22 Settembre 2026 / 13:20
Patuelli (ABI): "La sicurezza delle banche è un servizio di interesse pubblico"

 
Sicurezza

Patuelli (ABI): "La sicurezza delle banche è un servizio di interesse pubblico"

di Mattia Schieppati - 22 Settembre 2026
Dall'intelligenza artificiale alla cybersecurity, fino alla protezione degli sportelli ATM: nell'intervento di apertura di WeSec, il presidente dell'ABI richiama il ruolo delle banche nella tutela del risparmio e la funzione delle regole per governare i nuovi poteri tecnologici.
 
La sicurezza bancaria è una questione che va ben oltre la protezione dei sistemi informatici. Riguarda la tutela del risparmio, la stabilità economica, gli equilibri geopolitici e, sempre più, il rapporto tra sviluppo tecnologico e istituzioni democratiche. È il quadro tracciato da Antonio Patuelli, presidente dell'ABI, intervenuto nella sessione di apertura di WeSec, il Salone della Sicurezza, richiamando l'impegno del settore bancario nella difesa di famiglie, imprese e Paese.
Un impegno che si confronta con minacce di intensità crescente. «Dobbiamo dirlo con prudenza e con orgoglio: fino a ora le banche con tutti i loro investimenti stanno respingendo attacchi che non sono attacchi da tempo di pace. Sono all'interno di una dinamica da mondo in guerra». Da qui la dimensione delle risorse mobilitate: «Gli investimenti tecnologici per la sicurezza sono di oltre 6 miliardi di euro», una cifra che, ha precisato, non comprende la formazione professionale, contabilizzata in altre voci, né le spese sostenute dalle società esterne ai gruppi bancari.
«Stiamo sostenendo un impegno formidabile di sicurezza per la tutela del risparmio, delle imprese, delle famiglie e del Paese in generale. Diamo un servizio di interesse pubblico al Paese che dovrebbe essere maggiormente riconosciuto dalle istituzioni».
Al centro della riflessione del presidente dell'ABI anche l'intelligenza artificiale e le regole necessarie per governarne lo sviluppo. «Da sempre le innovazioni tecnologiche hanno un doppio volto, benefico e pericoloso. Allo stesso modo l'AI è una novità di grande impatto, che non può vivere senza regole». Secondo Patuelli, l'Europa dispone di un quadro normativo più maturo rispetto ad altre realtà internazionali, ma deve affrontare il problema della crescente concentrazione di potere nelle grandi aziende tecnologiche.
Il riferimento è soprattutto agli Stati Uniti, dove, ha osservato, «le big tech sono diventate un potere così gigantesco che acquisisce dati e pone in essere atti di controllo civile e sociale» e che, attraverso la vicinanza al potere esecutivo, rischia di alterare gli equilibri costituzionali. Da qui la proposta di compiere un ulteriore passo nell'integrazione europea: «La cultura europea della tripartizione democratica dei poteri, la cultura di Montesquieu e Tocqueville, va riaffermata di fronte al nuovo potere tecnologico dell'IA, che deve essere distinto e distante dalle istituzioni e non vi devono essere commistioni tra uno e l'altro».
Questo non significa, tuttavia, invocare necessariamente nuovi interventi legislativi. «Le leggi della Repubblica Italiana sono leggi che debbono essere applicate a ogni aspetto della società, e quindi anche agli aspetti immateriali, come le nuove tecnologie. Non servono nuove leggi o leggi ad hoc: la normativa è generale e astratta. Ci sono già gli strumenti e le norme giuridiche per governare questi nuovi mondi. Il fatto che "non ci siano leggi" non può essere una scusa per non intervenire».
Quanto allo sviluppo di una filiera tecnologica europea, Patuelli ha respinto l'idea di interventi forzati: «Sono contro il forcipe dell'economia. Non bisogna usare forzature. In Europa e in Italia vi sono già esempi di forte crescita di tecnologia e di AI, e molti di questi esempi riguardano proprio le banche».
La sicurezza, del resto, non si esaurisce nella dimensione digitale. «Abbiamo problemi di sicurezza che derivano dalla situazione internazionale. Sicurezza è anche garantire l'equilibrio geopolitico, che significa sicurezza dei commerci e quindi economica e finanziaria». Conseguenze che le banche devono affrontare per continuare a tutelare famiglie e imprese.
Accanto alla cybersecurity resta infine centrale la protezione fisica delle infrastrutture bancarie. «Abbiamo da garantire una sicurezza fisica sul territorio, negli sportelli ATM che sono uno strumento di libertà economica per le persone». Le banche hanno sottoscritto protocolli per rafforzare la sicurezza delle filiali e degli ATM, ma «la gestione della rete capillare degli ATM ha costi sempre più rilevanti, e anche in questo caso forniamo un servizio alle persone». Un ulteriore tassello di quell'impegno per la sicurezza che Patuelli chiede venga riconosciuto anche nella sua funzione di interesse pubblico.
 
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