Uscire di casa, visitare un museo, fermarsi davanti a un’opera, condividere un’esperienza con chi si prende cura di noi. Per una persona con Alzheimer sono gesti che possono aiutare a mantenere una relazione con la vita collettiva e, allo stesso tempo, mostrare a familiari e caregiver quante possibilità restino ancora aperte.
È il valore che Maria Luisa Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente dell’Associazione Alzheimer Roma, attribuisce alla cultura nella videointervista rilasciata a Bancaforte in occasione dell’incontro “Alzheimer, inclusione e nuove alleanze per il futuro”, organizato dall'ABI a Roma.
Gallarati Scotti Bonaldi parte da un punto essenziale: di fronte a una malattia che, sottolinea, oggi non dispone ancora di una cura risolutiva, è fondamentale lavorare sulla qualità della vita. Significa gestire i sintomi, ma anche tutelare la dignità della persona, contrastarne l’isolamento e lo stigma e continuare a renderla partecipe della vita sociale.
Da questa impostazione nascono le visite ai musei organizzate dall’Associazione Alzheimer Roma. «La visita al museo consente al malato da una parte di uscire da casa, quindi non rimanere isolato», spiega. Ma l’effetto riguarda anche chi gli sta accanto.
Il caregiver può infatti riscoprire la possibilità di fare ancora «tante cose» insieme alla persona con Alzheimer, condividendo esperienze piacevoli e imparando, allo stesso tempo, a conoscerne meglio reazioni, capacità e bisogni nella quotidianità.
Le visite mostrano anche qualcosa che non sempre è evidente: la presenza di una riserva cognitiva che può ancora consentire di apprendere, partecipare e vivere serenamente esperienze culturali.
Gallarati Scotti Bonaldi racconta casi di persone che sembravano aver perso interesse o capacità di partecipazione e che, davanti a un’opera o a qualcosa capace di richiamare esperienze apprese nei primi anni di vita, tornano ad attivarsi.
«Il malato non perde le emozioni», sottolinea. Porta con sé il proprio bagaglio cognitivo e, dentro quel patrimonio personale, anche la cultura acquisita nel corso della vita. Nelle fasi iniziali e intermedie della malattia, osserva, proprio i ricordi più lontani possono continuare a rappresentare una risorsa importante.
È da questa esperienza che nasce anche la collaborazione con ABI. Accanto alle visite nei musei civici romani, l’Associazione ha potuto estendere le proprie attività ai palazzi e ai luoghi storici legati all’iniziativa è cultura!.
La prima esperienza è arrivata nel 2025, con una visita organizzata proprio a Palazzo Altieri e la partecipazione di una ventina tra persone con Alzheimer e caregiver. «Abbiamo ricevuto dei feedback fantastici», racconta Gallarati Scotti Bonaldi.
Nel corso dell’anno la collaborazione ha avuto modo di strutturarsi ulteriormente, anche grazie al protocollo siglato sul tema delle fragilità cognitive. L’esperienza sarà quindi riproposta anche nell’edizione 2026 di è cultura!, con l’obiettivo di allargare la partecipazione.
La cultura assume così una funzione che va oltre la semplice fruizione artistica: diventa occasione di relazione, memoria, autonomia e inclusione, sia per le persone con Alzheimer sia per chi le accompagna ogni giorno.





