Una frase per volta, un tono tranquillo, il contatto visivo, indicazioni semplici. E soprattutto continuare a rivolgersi direttamente alla persona con demenza, senza sostituirla nella relazione. Sono accorgimenti piccoli, ma possono fare una grande differenza nel mantenere autonomia e continuità nella vita quotidiana.
È su questo piano molto concreto che interviene il progetto Dementia Friendly Community della Fondazione Alzheimer Italia, uno degli ambiti interessati dal protocollo siglato con l’Associazione Bancaria Italiana.
A spiegarlo è Simona Mascellaro, responsabile del progetto Dementia Friendly Community della Fondazione Alzheimer Italia, nella videointervista rilasciata a Bancaforte in occasione dell’incontro “Alzheimer, inclusione e nuove alleanze per il futuro”, organizzato dall’ABI a Palazzo Altieri, a Roma.
«La banca è già una comunità», osserva Mascellaro. È un luogo che accompagna la persona per molti anni e ne conosce l’evoluzione: dal primo conto corrente al mutuo, fino alla pensione. Una relazione continuativa nella quale anche le modalità di comportamento e di interazione possono cambiare nel tempo.
L’obiettivo del progetto non è quindi costruire da zero un nuovo modello di rapporto, ma rafforzare con formazione e strumenti adeguati una relazione che esiste già, affinché anche per una persona con demenza l’esperienza in banca possa continuare a essere il più possibile quella di sempre.
«Noi chiediamo semplicemente un po’ più di attenzione», spiega Mascellaro. La Fondazione lavora da dieci anni su un metodo di formazione che punta proprio su comportamenti semplici da applicare nella quotidianità.
Tra questi, parlare lentamente, mantenere il contatto visivo, formulare richieste chiare e affrontare un concetto alla volta. Evitare, per esempio, di chiedere alla persona di ricordare informazioni visualizzate diverse schermate prima.
Un altro principio riguarda direttamente l’autonomia. Se una persona con demenza arriva allo sportello accompagnata, l’interlocutore resta anzitutto lei. «Non rivolgersi al familiare [...] ma rivolgersi direttamente alla persona», sottolinea Mascellaro: un accorgimento che consente di preservare il più possibile gesti e abitudini che fanno parte della sua quotidianità.
Accanto alla formazione del personale c’è poi il tema della comunicazione. Documenti e informazioni possono rispettare pienamente regole e protocolli e risultare comunque difficili da utilizzare per chi ha ricevuto una diagnosi di demenza. Per questo, secondo Mascellaro, occorre lavorare anche sulla fruibilità dei contenuti e sulle modalità con cui vengono presentati.
La formazione serve invece a dare agli operatori gli strumenti per riconoscere una situazione di difficoltà e affrontarla con maggiore consapevolezza. Per la persona con demenza significa sapere di poter trovare davanti a sé qualcuno capace di comprenderne il disagio e di gestire quel momento nel modo più appropriato.
Il modello Dementia Friendly Community è già diffuso sul territorio: sono oltre 80 le città italiane che hanno intrapreso questo percorso. Comunità che, spiega Mascellaro, hanno scelto di considerare il tema della demenza anche come una questione di responsabilità sociale.
La prospettiva è infatti più ampia delle persone direttamente colpite e delle loro famiglie. «La demenza è una cosa che riguarda tutti noi», osserva Mascellaro. Da qui l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di categorie e realtà della vita quotidiana.
Con l’accordo tra ABI e Fondazione Alzheimer Italia, anche il rapporto con la banca entra in questo percorso: non per creare una relazione speciale o separata, ma per permettere alle persone con demenza di continuare a vivere quella ordinaria con la maggiore autonomia possibile.





