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19 Febbraio 2020 / 05:30
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Il Fintech italiano più vicino all'Europa

 
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Il Fintech italiano più vicino all'Europa

3 Ottobre 2019
Le start-up operative nel nostro territorio sono passate da 235 a 299, facendo segnare una crescita del 27% e riducendo il gap che ci separa dagli altri paesi europei. Una forte spinta arriva dalla Psd2 e dall’open banking. Tra i settori più affollati, i servizi alle Pmi
Dopo un + 27% del numero delle start-up Fintech italiane e un abbondante raddoppio degli investimenti nel settore, registrati dal 2017 al 2018, le proiezioni del 2019 sono positive. Il nostro Paese ha accelerato il passo, sta accorciando le distanze che lo separano da altre realtà europee vicine finora solo geograficamente, come Francia e Germania.
Fintech District, punto di riferimento del settore in Italia e all’estero, anche all’interno della propria community avverte lo stesso fermento e un interesse crescente da parte degli stakeholder internazionali e registra all’interno dei trend positivi che rispecchiano i dati nazionali.
Secondo una ricerca di Pwc, le start-up Fintech operative nel nostro territorio tra il 2017 e il 2018 sono passate da 235 a 299 segnando un +27%. Nella community del Fintech District si è evidenziata la stessa crescita e il 2019 sembra promettere bene. Il 2018 si è chiuso con 100 start-up, attualmente se ne contano 122 e per fine anno si prevedono oltre 130 start-up, con una crescita del +30% rispetto all’anno scorso. Le più numerose sono quelle che si occupano di smart payments & money transfer, lending & solutions for credit, wealth management & soluzioni per il mercato finanziario.
Anche gli investimenti nel settore crescono, un segnale tanto atteso e tanto essenziale per una Italia che possa essere davvero competitiva in Europa e non solo. Il 2018 è stato un anno straordinario in tal senso: si sono registrati investimenti nel Fintech italiano per un totale di 213 milioni di euro, più della metà di quanto raccolto complessivamente dalle Fintech italiane dall’inizio della loro attività ad oggi. Da un lato gli investitori hanno cominciato a guardare con attenzione il Fintech italiano, dall’altro le start-up stesse sono diventate sempre più in grado di attrarre capitali.
Il Fintech District, in questo contesto, ha fatto da abilitatore, promuovendo incontri e collaborazioni tra i vari stakeholder, investitori compresi.  Dalla sua creazione, nell’ottobre 2017, sono stati raccolti più di 220 milioni, in tutti gli anni precedenti le start-up Fintech erano riuscite a raccogliere complessivamente solo circa 170 milioni (dati calcolati sulla base di Bebeez Fintech Report, maggio 2019 e Bebeez Fintech Report, marzo 2019)
Il 2019 sembra proprio essere l’anno in cui l’Italia arriverà a sedersi al tavolo assieme agli altri paesi europei leader del Fintech alla pari, forte della grinta delle tante start-up emergenti che popolano il settore e anche dell’apertura che diversi big player e soggetti istituzionali hanno mostrato.
In questo panorama già positivo, l’entrata in vigore della Psd2, il 14 settembre, ha fatto segnare una forte accelerazione. Oggi si possono già intuire le conseguenze che saranno più evidenti nel 2020.
Sono numerose le Fintech che sono pronte per cogliere i benefici dell’open banking. A un primo sguardo, uno dei settori più affollati sembra quello dei servizi per le Pmi, che finora hanno potuto beneficiare forse di meno offerte dedicate.
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