In una fase segnata da incertezza e trasformazioni rapide, il rapporto tra banche e imprese deve evolvere da semplice richiesta di finanziamento a dialogo strategico fondato su dati, competenze e capacità di presentarsi al mercato finanziario. È questa la visione di Carlo Spagliardi, CEO di Credit Data Research Italia, intervenuto a Credito al Credito 2026.
“È fondamentale comprendere in che misura la banca sia in grado di andare incontro alle esigenze delle imprese”, sottolinea, ricordando che il sostegno finanziario resta centrale, ma richiede una maggiore capacità di confronto da parte delle aziende.
Per Spagliardi, oggi l’impresa deve saper dialogare non solo con chi eroga credito, ma anche con interlocutori potenzialmente interessati ad aperture di capitale o operazioni straordinarie. “L’aspetto fondamentale è la capacità dell’impresa di presentarsi al meglio all’interlocutore finanziario”, spiega.
In questo scenario, digitale e intelligenza artificiale possono essere strumenti decisivi, a condizione che il primo utilizzatore sia l’imprenditore stesso o il CFO, chiamati a sviluppare una nuova cultura del dato.
Sul fronte ESG, il divario resta significativo: “Il 70% delle grandi aziende è adeguato in termini di parametri ESG, mentre solo il 30% delle medie imprese è effettivamente presente con la propria dimensione ESG”. Per questo, secondo Spagliardi, non basta offrire piattaforme o strumenti digitali: occorre accompagnare le imprese, spiegare il perché della sostenibilità e aiutarle a capire come tradurla in informazioni leggibili anche dal settore finanziario.
Credit Data Research Italia punta proprio su questa integrazione tra digitalizzazione e relazione. “Il nostro punto di forza è stato partire dal tessuto imprenditoriale e coniugarlo con una solida relazione con il settore bancario”, evidenzia Spagliardi, ricordando la collaborazione con oltre 15 istituti e l’ingresso nel Gruppo Banca di Asti.
Le prossime linee di sviluppo guardano a strumenti diagnostici basati sui dati aziendali e agli investimenti nelle energie rinnovabili anche senza contributi pubblici, per rendere le imprese più autonome e preparate alle prossime crisi energetiche.


