Nel credito alle famiglie, l’intelligenza artificiale apre una nuova fase, più dinamica e inclusiva, ma non sostituisce il ruolo della consulenza. È questa la visione di Annalisa Areni, Head of Client Strategies di UniCredit, a Credito al Credito 2026. “La famiglia è la forma primaria di impresa: produce, consuma e investe”, sottolinea, richiamando l’esigenza di riportare questo segmento al centro delle strategie bancarie. In questo contesto, l’AI diventa uno strumento chiave per migliorare l’accesso al credito e la qualità delle valutazioni.
Il punto di partenza sono i dati. “Dico sempre che i conti correnti parlano da soli”, osserva Areni. L’analisi dei comportamenti finanziari - anche grazie alle possibilità offerte dalla PSD2 - consente di superare modelli statici e costruire una valutazione più evoluta. “Acquisire il comportamento del cliente ci permette di identificare elementi significativi per l’erogazione del credito e di ampliare la platea dei clienti serviti”. Il risultato è un passaggio verso un modello predittivo, in grado di anticipare i rischi e migliorare il profilo complessivo del portafoglio.
L’AI abilita anche un cambio di paradigma nella gestione del rischio. “Prima ci accorgevamo tardi dei problemi, oggi abbiamo sistemi di allerta precoce”, evidenzia Areni. Un’evoluzione che consente di intervenire in anticipo e di sostenere in modo più efficace le famiglie, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Resta però centrale il fattore umano. “L’intelligenza artificiale va sempre combinata con l’aspetto umano”, sottolinea Areni. In un modello omnicanale, il cliente può avviare autonomamente la richiesta, ma il consulente resta decisivo nell’accompagnamento e nella scelta delle soluzioni. “C’è sempre una componente di educazione finanziaria: una banca deve prendere il cliente per mano”. È in questa integrazione tra tecnologia e relazione che si gioca il futuro del credito alle famiglie.


