CCD2, il credito guarda oltre l’erogazione: cresce l’attenzione sulla sostenibilità nel tempo
di Flavio Padovan
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3 Novembre 2026
La survey Experian mostra un mercato già al lavoro sulla nuova disciplina, ma con livelli di preparazione molto diversi. Il 46% degli operatori punta a strumenti per misurare il sovraindebitamento, mentre solo il 24% ha già un piano attuativo completo
A poco più di due settimane dal 20 novembre, la data fissata per l'applicazione della CCD2, gli operatori italiani del credito al consumo sembrano avere piuttosto chiaro dove intervenire. Molto meno uniforme è la capacità di trasformare questa consapevolezza in processi già pronti.
Il 73% lavora sulla nuova disciplina da almeno sei mesi, ma soltanto il 24% dispone di un piano attuativo con budget approvato e scadenze definite fino al completamento. È uno dei dati più significativi della CCD2 Readiness Survey di Experian, realizzata su 49 operatori che rappresentano, secondo la società, circa l'80% del mercato italiano del credito al consumo.
Dietro l'adeguamento normativo sta emergendo soprattutto un cambiamento nel modo di valutare il rischio. Finora il momento decisivo è stato soprattutto quello della concessione: reddito, rata, indebitamento esistente, capacità di rimborso. Il 73% degli operatori utilizza infatti il rapporto tra rata e reddito; il 59% considera anche gli impegni creditizi già in essere e gli eventuali arretrati, mentre il 57% tiene conto di reddito, spese ricorrenti e liquidità.
La fotografia iniziale è quindi già piuttosto articolata. Ciò che manca, in molti casi, è il film. Solo il 30% dispone oggi di uno strumento specifico per intercettare l'accumulo eccessivo di debito. Il 22% effettua stress test per verificare come cambierebbe la sostenibilità di un finanziamento in caso di aumento dei tassi, dell'inflazione o delle spese familiari.
Sono proprio queste le capacità sulle quali si stanno concentrando gli investimenti. Il 46% degli intervistati prevede di introdurre strumenti per misurare il sovraindebitamento e il 41% sistemi capaci di individuare segnali di difficoltà finanziaria prima che arrivino le rate non pagate.
Giulio Mariani, Data & AI Manager di Experian Italia, riassume così il passaggio: «Il mercato si sta spostando da una valutazione che risponde alla domanda "questo consumatore può ottenere credito oggi?" a una che si chiede "potrà sostenerlo nel tempo?"».
Per chi fa credito è un cambio tutt'altro che teorico. Sposta una parte dell'attenzione dall'underwriting iniziale alla vita del rapporto e richiede informazioni aggiornate, capacità di lettura delle esposizioni e procedure che permettano di intervenire quando la situazione finanziaria del cliente comincia a deteriorarsi.
Interessante, in questo senso, che le priorità indicate nella survey siano molto concrete. Al primo posto c'è la revisione della gestione documentale e dei workflow, citata dal 59% degli operatori. Seguono verifica del reddito, al 51%, formazione e change management, al 49%, quindi supporto legale e compliance, al 46%.
La sfida della CCD2 appare insomma almeno tanto organizzativa quanto tecnologica. Sulla verifica del reddito, ad esempio, il mercato sta sperimentando combinazioni diverse: documentazione tradizionale, modelli di stima e utilizzo dei dati transazionali provenienti dall'Open Banking. L'esigenza è trovare un equilibrio tra profondità della verifica, proporzionalità rispetto al finanziamento e tracciabilità della decisione.
L'automazione, peraltro, è già molto avanti. Il 43% degli operatori automatizza più della metà delle decisioni di credito. Un altro 22% automatizza fino alla metà dei casi, mentre il 30% utilizza modelli predittivi lasciando l'approvazione finale a un operatore.
Con questi numeri, la domanda non riguarda più soltanto quanto sia possibile automatizzare. Diventano centrali la spiegabilità dell'esito, la disponibilità delle evidenze utilizzate e la possibilità di sottoporre una decisione a riesame.
La Generative AI si trova in una fase precedente. Il 22% dichiara di utilizzarla già per applicazioni circoscritte, mentre il 57% sta lavorando alla sua introduzione. C'è quindi molto interesse, ma la partita immediata della CCD2 resta in larga misura quella dei dati, dello scoring, dei processi e della governance delle decisioni.
Un capitolo a parte riguarda il Buy Now Pay Later, che con la nuova disciplina entrerà più chiaramente nel perimetro del credito al consumo. Il 14% degli operatori intervistati offre già direttamente servizi BNPL, il 16% attraverso partner o merchant e il 5% è in sperimentazione. Un altro 22% osserva il mercato.
La domanda continua intanto a salire. Secondo l'Osservatorio sul Credito di Experian, ad agosto le richieste BNPL sono cresciute del 22,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Millennial e Gen Z rappresentano insieme quasi il 68% dei richiedenti; tra i più giovani l'incremento annuo arriva al 33,6%.
La crescita di forme di credito di importo spesso limitato, semplici da utilizzare e incorporate nel momento dell'acquisto rende ancora più importante avere una vista complessiva sull'indebitamento. Il rischio, altrimenti, è valutare correttamente ogni singola operazione senza cogliere l'effetto della loro somma.
È probabilmente questo uno degli effetti più profondi della CCD2. L'affordability non può esaurirsi nel semaforo acceso al momento della concessione. Diventa un processo che deve fare i conti con l'evoluzione della posizione del cliente, con una crescente automazione delle decisioni e con nuove forme di credito sempre più integrate nei pagamenti.
I dati di Experian dicono che gli operatori hanno già imboccato questa strada. Dicono anche che, a pochi giorni dalla scadenza, non tutti la stanno percorrendo alla stessa velocità.