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01 Ottobre 2026 / 20:27
Vigliotti (BEI): “Sosteniamo progetti che aumentano la resilienza europea”

 
Sicurezza

Vigliotti (BEI): “Sosteniamo progetti che aumentano la resilienza europea”

di Mattia Schieppati - 1 Ottobre 2026
Durante la Sessione plenaria di apertura di WeSec Gelsomina Vigliotti, Vice Presidente della European Investment Bank ha spiegato come la sicurezza economica europea dipende dalla capacità di rafforzare contemporaneamente infrastrutture critiche, capacità industriale, tecnologie strategiche e catene di approvvigionamento. Un tema che ha approfondito, indicando direttrici concrete di azione, in questa intervista per Bancaforte.
 

Dottoressa Vigliotti, nelle due giornate di WeSec è tornato più volte il richiamo all'importanza fondamentale di affrontare il tema della sicurezza con un approccio trasversale e di sistema, senza più una frammentazione tra diverse industries o tra sistemi Paese. Qual è il ruolo della BEI nell'accompagnare questo approccio olistico?

Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni ci hanno insegnato che le vulnerabilità raramente riguardano un singolo settore. Energia, infrastrutture digitali, telecomunicazioni, pagamenti, logistica e filiere produttive sono sempre più interconnessi. Quando un anello si indebolisce, il rischio si propaga rapidamente all'intero sistema. Per questo oggi non possiamo più considerare la sicurezza come un tema separato dalla competitività, dall'innovazione o dalla crescita economica. La sicurezza economica europea dipende dalla capacità di rafforzare contemporaneamente infrastrutture critiche, capacità industriale, tecnologie strategiche e catene di approvvigionamento. La Banca europea per gli investimenti (BEI), il braccio finanziario dell'UE, accompagna questo approccio investendo in progetti che aumentano la resilienza del sistema nel suo complesso. Finanziamo, ad esempio, le reti elettriche di Terna, le infrastrutture digitali di FiberCop, l'innovazione nei pagamenti digitali europei di Nexi o gli investimenti nelle tecnologie avanzate, come l'investimento in Exein, il nuovo unicorno italiano della cybersecurity. Sono settori diversi, ma tutti contribuiscono a rafforzare la sicurezza, autonomia e competitività dell'Europa. Il valore aggiunto della BEI è proprio quello di guardare alle connessioni tra questi settori e trasformare una priorità strategica europea in investimenti concreti e coordinati tra istituzioni, imprese e Stati membri.

Nel suo intervento nella Plenaria di apertura di WeSec ha sottolineato l'importanza di rafforzare la collaborazione pubblico-privato e di catalizzare investimenti finanziari privati per la sicurezza. È una consapevolezza già diffusa? Quali sono le resistenze rispetto a questa visione?

Credo che oggi vi sia una crescente consapevolezza del fatto che la sicurezza e la resilienza hanno una valenza economica oltre che strategica. Allo stesso tempo, è altrettanto chiaro che i soli bilanci pubblici non saranno sufficienti a sostenere gli enormi investimenti necessari nei prossimi anni. La vera sfida non è convincere gli investitori che questi investimenti siano importanti. È creare le condizioni affinché il capitale privato possa intervenire con maggiore fiducia e su scala adeguata. In molti casi, infatti, il valore sistemico di un investimento è superiore al rendimento che il mercato riesce a misurare nel breve periodo. È proprio in questo spazio che interviene la BEI. Attraverso prestiti a lungo termine, garanzie e strumenti di condivisione del rischio, possiamo rendere bancabili progetti che altrimenti faticherebbero ad attrarre investimenti privati, svolgendo un ruolo catalitico che amplifica l'impatto delle risorse pubbliche. Per questa ragione, genere, il nostro finanziamento copre circa il 50% del costo complessivo del progetto. La rigorosa due diligence tecnica, finanziaria e ambientale che accompagna ogni nostra operazione rappresenta un importante segnale di qualità e credibilità, contribuendo a rafforzare la fiducia degli investitori e ad attrarre capitali aggiuntivi. L'obiettivo non è sostituire il mercato, ma creare le condizioni affinché il mercato investa di più e più velocemente in ciò che è strategico per il futuro dell'Europa.

Quale può o deve essere il ruolo delle banche, in questo?

Le banche svolgono un ruolo centrale perché rappresentano uno dei principali canali attraverso cui il risparmio viene trasformato in investimenti produttivi. Le sfide che abbiamo davanti richiedono volumi di capitale molto significativi e la capacità di accompagnare imprese e infrastrutture lungo percorsi di trasformazione sempre più complessi. Nessun attore può affrontare queste sfide da solo. Per questo è essenziale rafforzare la collaborazione tra banche commerciali, istituzioni pubbliche e investitori privati. Le banche svolgono inoltre un ruolo fondamentale nel sostenere le piccole e medie imprese, che rappresentano il motore dell'innovazione e della crescita europea ma spesso incontrano maggiori difficoltà nell'accesso ai finanziamenti. Solo nel 2025, attraverso la collaborazione con il sistema bancario italiano, il Gruppo BEI ha destinato quasi 2 miliardi di euro a sostegno degli investimenti di oltre 26.000 PMI e Mid-Cap, che impiegano complessivamente più di 610.000 persone. Negli ultimi anni, inoltre, la cooperazione tra il Gruppo BEI e gli intermediari finanziari si è evoluta ben oltre il tradizionale sostegno alle PMI. Oggi questa partnership contribuisce anche a sostenere le principali priorità strategiche europee, dalle energie rinnovabili all'efficienza energetica, fino all'housing sociale, accessibile e studentesco. Rafforzare questo ecosistema di collaborazione significa rafforzare la capacità dell'Europa di investire, innovare e crescere in modo resiliente. In ultima analisi, significa rafforzare la sua sicurezza economica nel lungo periodo.

Oltre a strumenti e tecnologie, questo nuovo approccio alla sicurezza e alla resilienza richiede investimenti in competenze e professionalità. Che ruolo svolge o può svolgere la BEI rispetto a questa abilitazione di competenze?

La discussione sulle competenze non riguarda più soltanto la formazione di nuove professionalità. Riguarda la capacità dell'Europa di mantenere il controllo delle tecnologie che determineranno la sua competitività, la sua sicurezza e, in ultima analisi, la sua autonomia strategica. Pensiamo all'intelligenza artificiale. Il dibattito si concentra spesso sulla potenza di calcolo, sui modelli o sui data center, ma il vero fattore limitante rischia di essere il capitale umano. Senza ricercatori, ingegneri, esperti di cybersecurity e specialisti in grado di sviluppare, governare e proteggere queste tecnologie, nessun investimento infrastrutturale sarà sufficiente. La competizione globale per il talento è già iniziata e riguarda non solo le grandi piattaforme tecnologiche, ma anche settori come energia, difesa, semiconduttori, quantum computing e cybersicurezza. Per questo la sfida europea non è semplicemente creare innovazione, ma trasformarla in capacità industriale e mantenerla in Europa. In questo contesto, il Gruppo BEI contribuisce finanziando università, ricerca, innovazione e aziende tecnologiche ad alta crescita, sostenendo l'intero percorso che porta dalla scoperta scientifica all'applicazione industriale. Lo vediamo anche in Italia con il sostegno ai principali atenei del Paese o a imprese innovative in settori strategici, dalla cybersecurity ai materiali avanzati fino alle tecnologie per la transizione energetica. Se oggi parliamo di resilienza, dobbiamo quindi allargare la prospettiva. Non si tratta solo di proteggere infrastrutture critiche o reti digitali. Si tratta di garantire che l'Europa disponga delle competenze necessarie per progettare, sviluppare e governare le tecnologie del futuro. Perché, nell'economia della conoscenza, il capitale umano è una delle infrastrutture strategiche più importanti che abbiamo.
 
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