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26 Ottobre 2026 / 17:55
Agorà del Futuro: “Serve una piazza analogica dove riscoprire il valore della prossimità”

 
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Agorà del Futuro: “Serve una piazza analogica dove riscoprire il valore della prossimità”

di Mattia Schieppati - 26 Ottobre 2026
Con Giampaolo Colletti, direttore di StartupItalia, scopriamo i contenuti e le novità dello spazio che, all'interno del Salone dei Pagamenti 2026, anche quest'anno coinvolgerà ospiti e pubblico - soprattutto giovani - sui temi di frontiera di un mondo bancario in evoluzione.
Nato in occasione del Salone dei Pagamenti 2023 dalla collaborazione con StartupItalia, l'Agorà del Futuro è il luogo, anche fisico, dove nelle tre giornate del Salone ci si confronta sui grandi scenari di cambiamento che attraversano l'economia digitale. Intelligenza artificiale, fintech, identità digitale, cybersecurity e nuovi modelli di servizio sono il punto di partenza per interrogarsi sul ruolo di banche, istituzioni e innovatori. Negli anni, L'Agorà del Futuro è diventato il luogo del Salone che consente di condividere - soprattutto con il pubblico più giovane - le riflessioni sul ruolo che hanno istituzioni, banche, fintech dentro questa trasformazione accelerata. Nella convinzione che il futuro della finanza, oggi più che mai, coincida con il futuro delle persone.Sono dieci le sessioni in programma nelle tre giornate dell'edizione 2026 del Salone dei Pagamenti, cui si aggiunge una sessione Barcamp (martedì 24, alle 15) per guardare da diversi punti di vista le tecnologie emergenti e alle loro conseguenze sui comportamenti, sulle relazioni e sulla società (vedi qui l'agenda completa).Con Giampaolo Colletti (foto sotto), direttore StartupItalia e "motore" dell'Agorà, abbiamo approfondito le novità di questa edizione.
 

Colletti, quali sono le novità che lo spazio dell'Agorà del Futuro porta nel Salone dei Pagamenti 2026?

Mi piace pensare all'Agorà non come a uno spazio, ma come a una piazza. E le piazze funzionano quando sono abitate da persone, idee, visioni differenti. Quest'anno proviamo ad alzare ulteriormente lo sguardo, esplorando le nuove frontiere di un mondo bancario che cambia a una velocità impressionante. Dal quantum computing, con le sue potenzialità di calcolo e le sfide legate alla scalabilità, all'intelligenza artificiale, fino ai rischi sempre più sofisticati dei deepfake e delle voci sintetiche, capaci di mettere alla prova i nostri sistemi di fiducia. La sfida è imparare ad abitare questa complessità, comprenderne le opportunità senza sottovalutarne i rischi. Perché dietro ogni transazione economica c'è sempre una relazione: tra persone, imprese, comunità. E anche quando la tecnologia diventa invisibile, quella relazione resta essenziale. L'Agorà vuole essere proprio questo: un luogo dove non ci limitiamo a raccontare le tecnologie che arrivano, ma proviamo a comprendere la società che cambia. Con una convinzione: il futuro non si prevede da soli, si costruisce insieme.

Il tema del Salone, "Payvolution People", mette al centro il valore della persona. In che cosa l'elemento umano fa ancora la differenza nel pieno di una trasformazione digitale?

Viviamo un paradosso affascinante e lo scriviamo spesso sulle pagine del nostro magazine StartupItalia. Più le tecnologie diventano potenti, pervasive e invisibili, più abbiamo bisogno di recuperare ciò che ci rende umani. È un tema di relazioni. Ossia della capacità di ascoltare, interpretare, scegliere, costruire fiducia. Le macchine sono straordinarie nel trovare risposte, ma le domande che contano davvero continuano a nascere dalle persone. E poi c'è un tema che mi sta particolarmente a cuore: la prossimità. Possiamo avere piattaforme globali e algoritmi sofisticatissimi, ma la qualità di una relazione si misura ancora nell'ultimo metro, quello tra un'organizzazione e una persona. Anche in banca. La vera innovazione non è quella che sostituisce le relazioni, ma quella che le rende migliori.

Quali temi porterete nella sessione del Barcamp?

Il Barcamp è forse il momento che più rappresenta lo spirito dell'Agorà. Perché ribalta la logica tradizionale degli eventi: meno cattedre, più confronto. Meno risposte confezionate, più domande aperte. Vogliamo mettere in dialogo mondi che spesso utilizzano linguaggi diversi: banche, startup, fintech, innovatori e nuove generazioni. Il punto di partenza sarà il cambiamento che attraversa i pagamenti e i servizi finanziari, ma ci interessa soprattutto capire quali bisogni emergono, quali problemi restano irrisolti e quali opportunità nascono dall'incontro tra competenze differenti. Credo molto nella contaminazione. Le intuizioni più interessanti spesso nascono ai confini tra settori, discipline e generazioni e il Barcamp vuole essere proprio questo: un laboratorio di futuro condiviso che si staglia alla frontiera di un mondo fintech plurale.

L'Agorà è uno spazio privilegiato per il dialogo con le giovani generazioni. Nella tua esperienza di comunicatore, quali sono i linguaggi per trasferire ai ragazzi i temi della trasformazione tecnologica in banca?

Intanto quella generazione Z che citi è inafferrabile, come ho scritto più volte. Camaleontica e al tempo stesso coerente nel percepire valore tra ciò che fai e ciò che sei. E partirei da un errore che commettiamo spesso: pensare che per parlare ai giovani basti semplificare il linguaggio o utilizzare qualche formato social. Non funziona così. I ragazzi non chiedono di essere intrattenuti a tutti i costi, chiedono di essere coinvolti e presi sul serio. Bisogna partire dalle loro domande, dai loro bisogni, dalle esperienze quotidiane. Cosa significa gestire il denaro? Di chi mi posso fidare? Chi decide quando un algoritmo sceglie per me? La trasformazione bancaria si racconta attraverso queste domande, non attraverso le sigle. Servono storie vere, esempi concreti, linguaggi visivi, confronto e soprattutto ascolto. Occorre creare una relazione. 
 
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