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Unione Bancaria e Basilea 3 - Risk & Supervision 2017

Penza (PwC Italia): “L’autonomia europea passa dalla capacità di investire il nostro risparmio privato”

di Flavio Padovan Maddalena Libertini
13 Luglio 2026

L’Europa ha un enorme patrimonio privato fermo nei depositi. La sfida della Savings and Investments Union è trasformarne almeno una parte in capitale per finanziare crescita, tecnologia, energia, difesa e infrastrutture strategiche. Non un singolo provvedimento, dunque, ma un framework destinato a incidere sul funzionamento dei mercati finanziari e, progressivamente, anche sul modello di business delle banche. Ne parla Pietro Penza, Partner e Risk & Regulatory Leader di PwC Italia, nella videointervista rilasciata a Bancaforte durante l'evento ABI "Supervision, Risks & Profitability 2026". 

La dimensione del tema è nei numeri. Secondo le stime richiamate da Penza, il risparmio complessivo delle famiglie europee ammonta a circa 33 mila miliardi di euro. Di questi, il 34%, pari a circa 11 mila miliardi, è detenuto in depositi bancari. L’Italia rappresenta circa il 10% di questa massa. “Se fossimo in grado di mobilitarne anche solo una quota limitata, avremmo risorse per oltre 100 miliardi, un ordine di grandezza pari a circa il 5% del PIL italiano”, osserva Penza.

Il punto non è sottrarre ruolo alle banche, ma costruire un ecosistema più ampio. Nel breve periodo, una maggiore canalizzazione del risparmio verso strumenti di investimento potrebbe produrre un parziale effetto di spiazzamento sui depositi. Ma l’esperienza americana, sottolinea Penza, mostra che mercati dei capitali più profondi non generano necessariamente banche più deboli. Al contrario, possono spingere gli intermediari a specializzarsi in attività complementari: credito, syndication, consulenza, distribuzione di prodotti di investimento, supporto alle imprese e alle filiere.

La SIU assume poi una valenza geopolitica. Per Penza è un fattore abilitante dell’autonomia europea, perché può indirizzare il risparmio privato verso tre grandi direttrici: autonomia strategica, indipendenza energetica e sovranità infrastrutturale. Infrastrutture, precisa, significa pagamenti, reti di telecomunicazione, cavi sottomarini, dominio digitale e intelligenza artificiale. “L’AI non è solo un’applicazione, è un’infrastruttura, perché abilita altre applicazioni”.

Questi investimenti hanno però orizzonti lunghi e profili di rischio-rendimento non sempre compatibili con il canale bancario tradizionale o con la cultura della liquidità ancora molto forte in Italia. Per questo servono strumenti capaci di collegare risparmio privato, bilanci bancari e capitale di mercato. Penza richiama, tra gli altri, cartolarizzazioni, partnership pubblico-private, garanzie pubbliche e modelli di blended finance, nei quali una componente pubblica assorbe la prima quota di rischio e consente di rendere bancabili investimenti altrimenti difficili da finanziare. 

In questa prospettiva, il ruolo delle banche non scompare. Cambia. Dovranno ampliare la gamma d’offerta, accompagnare i clienti verso nuove forme di investimento, liberare capitale per finanziare PMI e filiere, costruire soluzioni in grado di conciliare l’orizzonte temporale degli investitori con quello degli investimenti strategici. La posta in gioco, conclude Penza, è chiara: “Smettere di finanziare con i nostri risparmi la crescita degli altri e cominciare a finanziare la nostra”.

Guarda lo Speciale Supervision, Risks & Profitability 2026


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