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03 Maggio 2026 / 18:32
 
Portincaso: “Startup industriali e credito, una sfida comune per la competitività europea”

 
Credito

Portincaso: “Startup industriali e credito, una sfida comune per la competitività europea”

di Flavio Padovan - 30 Aprile 2026
Per il CEO e co-fondatore di Arsenale Bioyards è necessario sviluppare nuovi strumenti finanziari per sostenere la manifattura innovativa: "Non esistono soluzioni già pronte, ma è strategico iniziare a costruirle adesso". A rischio l'autonomia industriale europea
Per preservare e rilanciare la capacità industriale europea non bastano tecnologie avanzate, idee imprenditoriali e competenze scientifiche. Serve anche un'evoluzione degli strumenti finanziari in grado di accompagnare la nascita e la crescita di startup industriali innovative, imprese che non sviluppano solo software o servizi digitali, ma costruiscono impianti, acquistano macchinari e generano nuova capacità produttiva.
È questo il punto da cui parte la riflessione di Massimo Portincaso, CEO e co-fondatore di Arsenale Bioyards, che guarda al credito come a una leva strategica per rafforzare la competitività dell'Europa nel confronto con Stati Uniti e Cina.
Una sfida che Arsenale Bioyards vive direttamente nel proprio percorso di crescita. Fondata nel 2023, la startup biotech italiana sviluppa piattaforme di biomanufacturing avanzato basate sulla fermentazione di precisione, riprogrammando microrganismi come lieviti, batteri e alghe per produrre molecole bioidentiche destinate ai settori alimentare, cosmetico, farmaceutico e dei materiali. L'obiettivo è sostituire processi petrolchimici o di origine animale con modelli produttivi più sostenibili ed efficienti, che richiedono però investimenti importanti in impianti, infrastrutture e capacità produttiva. 
La sfida delle startup industriali, sottolinea Portincaso nell'intervista rilasciata a Bancaforte, oggi non è soltanto tecnologica. È soprattutto finanziaria e riguarda direttamente la capacità dell'Europa di preservare autonomia strategica, resilienza industriale e competitività manifatturiera in un contesto globale sempre più segnato dalla competizione tra sistemi-Paese.
Secondo il fondatore di Arsenale Bioyards, occorre quindi sviluppare strumenti di capitale e modelli di credito capaci di sostenere imprese innovative impegnate nella costruzione di infrastrutture industriali avanzate, evitando che il gap competitivo europeo continui ad ampliarsi.

Ing. Portincaso, qual è oggi il principale ostacolo per una startup industriale innovativa che cerca finanziamenti?

Il problema è strutturale. Siamo in un momento storico in cui bisogna ricostruire parte dell'infrastruttura industriale occidentale, ma gli strumenti finanziari disponibili non sono pensati per accompagnare questo cambiamento. Oggi il credito funziona bene per aziende consolidate, con bilanci storici solidi, oppure per imprese tradizionali già inserite nel sistema. Ma quando bisogna creare qualcosa di nuovo, gli strumenti praticamente non esistono.
Questo rischio, secondo me, viene ancora sottovalutato. Se non si finanzia la nuova industria, progressivamente perderemo anche quella esistente, senza avere un sostituto pronto.

Quali strumenti mancano maggiormente al mercato europeo?

Manca soprattutto una cultura dell'asset-backed financing e, più in generale, una maggiore disponibilità ad assumere rischio industriale. Non parlo di speculazione, ma della capacità di finanziare asset produttivi reali.
Oggi tra il venture capital puro e il credito bancario tradizionale c'è un vuoto enorme. Eppure esiste un'intera fascia di aziende innovative che non sono startup software leggere, ma realtà che devono costruire impianti, acquistare macchinari e creare capacità produttiva. In questi casi rimane comunque un asset industriale concreto, non qualcosa che scompare completamente se il progetto non funziona.
Negli Stati Uniti questi strumenti esistono grazie a un mercato molto più liquido, dove il debito viene strutturato, distribuito e rifinanziato. In Europa, invece, questa liquidità manca e diventa molto più difficile costruire operazioni di questo tipo.

Quanto incide la regolamentazione bancaria europea?

Sicuramente la regolamentazione ha un peso, anche per effetto di normative come Basilea III e di una visione storicamente molto prudente. Il problema è che oggi siamo in una fase di trasformazione industriale profonda. E se non si comprende il momento storico che stiamo vivendo, il rischio è trovarsi con un tessuto industriale progressivamente indebolito, mentre altri sistemi-Paese avanzano molto più rapidamente.
Credo però che questa fase possa rappresentare anche un'opportunità per sviluppare nuovi modelli di collaborazione tra industria, investitori e sistema bancario, capaci di accompagnare progetti industriali innovativi mantenendo attenzione alla sostenibilità del rischio.

Nel vostro settore il confronto internazionale è già molto evidente?

Assolutamente sì. Noi ci confrontiamo con realtà cinesi che possono contare su un sistema industriale e finanziario fortemente coordinato. In Cina esistono governi regionali che competono tra loro per attrarre nuovi poli produttivi e il sistema bancario sostiene questa strategia industriale in maniera molto aggressiva.
Negli Stati Uniti, invece, la spinta è fortemente concentrata sul dominio tecnologico dell'intelligenza artificiale. La Cina ha scelto un approccio diverso: usare l'intelligenza artificiale come leva per trasformare la manifattura e la produzione industriale. Ed è una differenza che oggi si vede chiaramente in settori come l'auto elettrica o il manufacturing avanzato.

Quali rischi corre l'Europa se non cambia approccio?

Il rischio è perdere definitivamente capacità industriale strategica. Già oggi il 70% della produzione manifatturiera mondiale del nostro settore avviene in Cina. E questa finestra si sta rapidamente chiudendo.
Non è soltanto un tema economico. È un tema di resilienza, autonomia strategica e indipendenza industriale. Sempre più spesso le chiavi delle filiere produttive sono fuori dall'Europa. Se non ricostruiamo una nostra infrastruttura industriale rischiamo di perdere progressivamente capacità produttiva e competenze strategiche.

Quale dovrebbe essere allora il ruolo del settore bancario?

Il credito è fondamentale. Non esiste rinascimento industriale senza una struttura finanziaria che lo accompagni. La storia economica lo dimostra chiaramente.
Se guardiamo alla prima rivoluzione industriale americana, molte trasformazioni non sarebbero avvenute senza la capacità del sistema finanziario di sostenere investimenti industriali di lungo periodo. Oggi naturalmente il contesto è diverso, ma rimane centrale il tema della costruzione di strumenti capaci di accompagnare innovazione e manifattura avanzata.

Qual è quindi la priorità per il futuro?

Serve costruire una nuova infrastruttura del capitale capace di comprendere profili di rischio differenti e sostenere la creazione di nuova manifattura avanzata. Gli strumenti vanno sviluppati, testati e adattati. Non esiste una soluzione pronta, ma esiste la necessità di iniziare a costruirla adesso.
Perché la sfida non riguarda solo singole startup o singoli settori industriali. Riguarda la capacità dell'Europa di mantenere nel tempo competitività, autonomia tecnologica e capacità produttiva.
 

Biotech industriale, AB4S individua le molecole chiave per la nuova manifattura sostenibile

Dai terpeni alle proteine funzionali ottenute tramite precision fermentation: la nuova frontiera del biotech industriale passa attraverso molecole considerate sempre più strategiche per costruire filiere produttive sostenibili e ridurre la dipendenza europea dalle supply chain globali.
È quanto emerge dal nuovo report della coalizione internazionale Advanced Biotech for Sustainability (AB4S), di cui fa parte anche Arsenale Bioyards, che individua quattro famiglie di molecole prioritarie per accelerare lo sviluppo industriale del settore: terpeni, peptidi bioattivi, proteine funzionali e hydroxy acids.
Secondo lo studio, il potenziale economico della bioeconomia avanzata potrebbe superare i 1.100 miliardi di dollari, ma per trasformare questa opportunità in capacità produttiva reale servono investimenti, infrastrutture industriali e nuovi strumenti finanziari capaci di sostenere impianti e produzione su larga scala.
Un tema strettamente collegato anche alle riflessioni del CEO e co-fondatore di Arsenale Bioyards, Massimo Portincaso, sul ruolo del credito nel supportare la nuova manifattura innovativa europea raccolte da Bancaforte in occasione di Credito al Credito 2026.
"L'intelligenza artificiale sta già accelerando lo sviluppo di nuove molecole sostenibili riducendo tempi e costi", sottolinea Portincaso, CEO di Arsenale Bioyards. "L'Europa ha tutte le condizioni per costruire nuove filiere industriali biotech, ma serve la capacità di accompagnarne la crescita anche sul piano produttivo e finanziario".
 
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