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05 Dicembre 2021 / 08:03
 
Il Coronavirus accelera la digital way of life degli italiani

 
Pagamenti

Il Coronavirus accelera la digital way of life degli italiani

di Giovanni Lefosse - 29 Giugno 2020
Una ricerca Mastercard, in collaborazione con AstraRicerche, analizza il rapporto degli italiani con la tecnologia, identificando le nuove abitudini anche nel futuro. Ruolo chiave dei pagamenti digitali per 7 persone su 10. Le banche al primo posto in fatto di fiducia per la tutela dei propri dati
Durante il Coronavirus, gli italiani hanno saputo reinventare le proprie abitudini in maniera efficace grazie anche alla tecnologia. Le innovazioni digitali sono diventate infatti un elemento chiave del new normal, reinventando in chiave digitale il modo di vivere, lavorare e interagire delle persone. È quanto emerge dalla ricerca Paying Digital, Living Digital: Evoluzione dello stile di vita degli italiani prima e dopo il Covid-19 di Mastercard, realizzata in collaborazione con AstraRicerche. La survey ha indagato il rapporto degli italiani con la tecnologia, il digitale e gli strumenti di pagamento innovativi durante l’emergenza Covid-19, con l’obiettivo di individuare quali nuove abitudini e modalità per fare acquisti e offrire servizi siano diventate familiari in questi ultimi mesi e quali ci accompagneranno anche nel futuro.

Il passaggio ai pagamenti digitali in Italia

Una delle principali conseguenze è stata un’accelerazione del passaggio dal contante ai pagamenti digitali. In generale nei mesi di crisi Covid-19, rispetto al passato, un italiano su due ha utilizzato maggiormente i pagamenti digitali rispetto al contante. Dato che colpisce ancor più quando a rispondere sono gli esercenti che dichiarano di aver utilizzato più pagamenti digitali che contante per il 56%. Il 69,9% degli italiani dichiara di utilizzare carte di pagamento tradizionali (di credito e di debito) con un’elevata frequenza, seguite dalle carte contactless per più di un italiano su due, con il 60.9% dei consumatori che lo ha fatto nell’ultima settimana (leggi anche qui).
Stupisce inoltre positivamente la propensione all’utilizzo del digitale anche per il futuro, in cui si assiste a un grande cambiamento. Un italiano su quattro infatti per la prima volta nella sua vita, dichiara di voler abbandonare per sempre banconote e monetine. Ma non solo: la carta di pagamento tradizionale potrebbe diventare il mezzo più utilizzato (75,9%). Dati che evidenziano un forte cambiamento culturale degli italiani, storicamente affezionati al contante.
Le motivazioni all’utilizzo di pagamenti digitali? Ottimizzazione dei tempi, secondo il 70% degli intervistati; tutela dell’igiene e della salute personale maggiormente attribuiti a carte di credito, smartphone e applicazioni bancarie rispettivamente dal 75,4, 71,9 e 72,8%. Sebbene i contanti siano ancora percepiti come facili da utilizzare e gratuiti, l’81,2% di individui condivide la convinzione che il contante sia meno igienico. Dato che viene confermato anche dal 60% degli esercenti.
“Quanto emerge da questa nuova ricerca di Mastercard rappresenta un’importante conferma per l'Italia rispetto alla propensione degli italiani a utilizzare i pagamenti digitali. Durante l’emergenza Covid-19 i nostri connazionali si sono rivolti al digitale per effettuare acquisti, in alcuni casi scoprendo per la prima volta le loro potenzialità. Il dato rilevante è che questo trend dichiarano i consumatori e gli esercenti continuerà nel futuro. Ha affermato Michele Centemero (nella foto), Country Manager Italia di Mastercard.
All’interno del panorama dei metodi di pagamento, molti però sono oggi meno utilizzati rispetto agli altri strumenti. I pagamenti tramite app bancaria sono utilizzati dal 29,5% degli italiani, con una percentuale che scende al 20% per i pagamenti con smartphone, a13,5% con wearable devices e in particolare rimane ancora poco conosciuta dai consumatori la biometria (12,5%). Secondo quanto emerge dalla ricerca, ciò è dovuto a una scarsa conoscenza di questi strumenti di pagamento, sebbene in generale gli italiani si dichiarino aperti e favorevoli.
Nonostante l’Italia abbia quindi già raggiunto un importante risultato – ossia un’ulteriore crescita dei pagamenti digitali – è fondamentale promuovere l’educazione ai nuovi strumenti di pagamento con l’obiettivo di cogliere le nuove opportunità legate al digitale che promettono di facilitare e migliorare sempre più la nostra quotidianità.

Il futuro del commercio è digitale

In questi mesi anche il mondo del commercio al dettaglio ha subito grandi cambiamenti confermando una volta per tutte l’avvento del Digital Retail. Una trasformazione che i consumatori hanno accolto positivamente, in quanto la digitalizzazione del retail ha garantito reali benefici impattando positivamente sulla loro quotidianità.
Il tema digitale è entrato a far parte anche delle riflessioni degli esercenti che si dimostrano pronti ad affrontare le sfide del business del futuro, pur mostrando qualche preoccupazione. Gli esercenti risultano allineati ai consumatori nel giudicare la tecnologia un valido aiuto per risparmiare tempo (73%) e semplificarsi la vita (57%). L’introduzione di tecnologie che automatizzano i negozi, tramite processi di self service o con aiuto di assistenti virtuali, sono invece percepite con maggiore freddezza dagli esercenti, spaventati da una possibile spersonalizzazione delle relazioni rispettivamente per il 71% e 56%. Meno timori, invece, quando si parla di tecnologia applicata all’interno dei negozi fisici per offrire ad esempio agli acquirenti maggiori informazioni sui prodotti o far vivere loro esperienze di acquisto personalizzate (49%).
Al primo posto si confermano le tecnologie di gestione delle code a cui gli italiani non vogliono più rinunciare (68,6%), utili per individuare il momento ideale per andare a fare i propri acquisti (39,7%) e passare a ritirare in negozio senza fare la fila (31,5%). Al secondo posto troviamo i servizi di comparazione (67,1%) per visualizzare le migliori offerte non solo delle catene di negozi, ma anche dei piccoli commercianti tornati protagonisti della nostra quotidianità, in modo da acquistare sempre al miglior prezzo (64%). Infine, al terzo posto: l’automazione del punto vendita (63,3%). Il 49,7% degli intervistati ritiene particolarmente utile la possibilità di verificare la disponibilità dei prodotti in negozio ancor prima di recarvisi.
“Il periodo di Covid-19 si è rivelato non solo un acceleratore degli acquisti digitali ma ha contribuito notevolmente a creare nuove opportunità di business per i retailer, oggi pronti ad affrontare le sfide di un commercio sempre più digitale”, ha continuato Michele Centemero.“La ricerca conferma una crescente importanza di tool tecnologici volti prima di tutto all’ottimizzazione e il risparmio del tempo i cui vantaggi non si limitano a far fronte solo alle necessità di distanziamento sociale per gli acquisti fisici imposte in questo periodo. Stiamo infatti osservando come si stiano ponendo le basi per un trend positivo destinato a continuare, che ci condurrà verso un commercio omnichannel, dove una maggiore sinergia e coesione tra negozio fisico e digitale permetteranno la valorizzazione la customer journey”.

Il new normal degli italiani

L’introduzione della tecnologia nei diversi settori ha portato inevitabilmente a favorire nuove esperienze digitali. Tra queste, la possibilità di avere accesso a molteplici percorsi formativi online in grado di stimolare l’interesse anche a discipline più lontane da quelle a cui si è abituati.
In merito all’esperienza e alla partecipazione ad eventi in formato digitale, la sensazione più comune tra gli italiani è la paura di perdere le emozioni e le sensazioni legate ad una partecipazione di persona allo specifico evento (74%).
Nei confronti invece delle tecnologie che offrono servizi personalizzati, come il digital personal shopper e il broker di informazioni, la reazione degli italiani si divide equamente. Da un lato, gli italiani accolgono con entusiasmo il risparmio di tempo (58,3%) e il servizio tailor made (56,3%), dall’altro temono di dover rinunciare alla possibilità di scoprire cose nuove e cambiare idea (56,2%), così come alla capacità di vagliare, valutare e selezionare contenuti e informazioni personalmente (54,6%).
Infine, per quanto riguarda le tecnologie per tracciare i contagi da Coronavirus, gli italiani si mostrano favorevoli, principalmente mossi dal senso di impegno sociale (63,3%) e dal desiderio di tutelare la propria salute e quella della collettività (62,2%). Solo in parte sono considerate cruciali per il ritorno alla normalità (54,9%). Trascurabili invece gli aspetti negativi: inaccettabile interferenza nella propria privacy (44,6%) e complicata gestione delle app (43,2%).

Riservatezza dei propri dati, banche al primo posto

La banca si conferma l’ente a cui la maggioranza degli italiani riconoscono la fiducia in fatto di riservatezza dei propri dati personali. Il 54,5% degli intervistati si dichiara infatti disposto a fornire i dati personali al proprio istituto di credito in cambio di benefici da applicazioni/siti web e servizi personalizzati, percentuale che sale al 66% nella fascia di età tra i 55 e 65 anni. Più contenuta è invece la fiducia verso le tech giants a cui solo il 19,5% degli italiani rilascerebbe i propri dati, seguita dal proprio supermercato (15,9%), una app sviluppata da start-up italiane (12,1%) e organizzazioni no-profit (10,4%).
Il tema della riservatezza dei dati caratterizza profondamente il rapporto degli italiani con la tecnologia per il 74,4% dei casi. Tra i dati sensibili che gli italiani sono disposti a comunicare a terzi troviamo data di nascita e sesso (rispettivamente 64,5% e 63,3%). Seguono a breve distanza giorno e mese di nascita (57,3%), titolo di studio (56,6%) e professione (52,3%). Mentre molto limitata è la percentuale di chi cederebbe informazioni su malattie e condizioni di salute (20,8%), sul reddito (19,5%) e sulla geo-localizzazione (16,5%), sebbene per quest’ultima si riscontri un aumento interessante negli ultimi mesi (+4,5%) probabilmente dettato dall’esperienza Coronavirus.
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