La prima edizione di WeSec si chiude con un risultato che va oltre i contenuti delle singole sessioni: la costruzione di uno spazio comune di confronto sulla sicurezza. Per Marco Elio Rottigni, Direttore Generale ABI, il Salone ha confermato l’intuizione da cui era nato: mettere in relazione punti di vista, competenze e settori diversi intorno a un tema che non può più essere affrontato per silos. «WeSec è una comunità, una piattaforma aperta», afferma.
È questo il bilancio che Rottigni traccia nella videointervista realizzata da Bancaforte al termine della prima edizione di WeSec - Il Salone della Sicurezza, promosso dall’ABI.
L’idea dell’evento, ricorda il Direttore Generale, è maturata all’interno del Comitato Tecnico Strategico Sicurezza Digitale, grazie anche al contributo degli associati e alla disponibilità a mettere in discussione approcci consolidati. Il punto di partenza era chiaro: la sicurezza è ormai un tema che «non si può chiudere in un silos».
Da qui la scelta di costruire un appuntamento capace di mettere insieme soggetti diversi. «WeSec è una comunità, è una comunità che si ritrova a discutere, a confrontarsi partendo da punti di vista che possono essere diversi. Per cui è una piattaforma aperta», sottolinea Rottigni.
La partecipazione registrata nelle due giornate va letta proprio in questa chiave. Istituzioni, settore bancario, imprese e attori provenienti da ambiti differenti hanno condiviso analisi ed esperienze su rischi che sempre più spesso attraversano confini tecnologici, organizzativi ed economici.
Ma l’apertura di WeSec, nella lettura di Rottigni, riguarda anche le persone. La sicurezza non è più un tema riservato agli specialisti: entra nelle attività quotidiane, nell’uso dei servizi digitali, nelle relazioni con banche e imprese, nella tutela dei dati e nella fiducia verso le infrastrutture che utilizziamo ogni giorno.
Per questo il Salone punta a diventare un luogo stabile di confronto. Rottigni chiude la prima edizione con l’auspicio di ritrovarsi in futuro «con una platea sempre più ampia di attori», allargando progressivamente la comunità costruita in queste due giornate.
Lo sguardo al futuro passa inevitabilmente anche dalle nuove tecnologie. Il quantum computing, che Rottigni definisce «un nuovo cambiamento epocale», potrebbe diventare uno dei temi centrali del prossimo WeSec. Ma il punto non è il singolo trend tecnologico: è la velocità con cui innovazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie stanno trasformando processi, modelli e relazioni.
Per Rottigni, questi cambiamenti richiedono regole capaci di garantire trasparenza e tutela delle persone. Senza una visione difensiva del progresso: gli investimenti generano capacità, reddito, occupazione e nuove competenze. La sfida è accompagnarli con consapevolezza e con un quadro di principi che mantenga centrale la dimensione umana.
Il lascito della prima edizione è quindi soprattutto questo: aver dato forma a una comunità e a una piattaforma di confronto che ABI intende far crescere nel tempo, mantenendo aperto il dialogo tra sicurezza, innovazione e tutela delle persone.




