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Bancaforte TV

Burlando (BANCOMAT): «Il 70% delle transazioni europee passa su reti globali private. Serve più sovranità digitale»

di Flavio Padovan Maddalena Libertini
25 Settembre 2026

La sicurezza dei pagamenti non riguarda più soltanto frodi e protezione delle transazioni. Riguarda anche chi controlla le infrastrutture, dove transitano i dati e quanto l’Europa dipenda da reti governate fuori dal proprio perimetro. Per BANCOMAT, una delle risposte passa dall’interoperabilità tra circuiti domestici europei: più autonomia e controllo, senza rinunciare ai pagamenti transfrontalieri.

A WeSec, Fabrizio Burlando, CEO di BANCOMAT, porta il tema della sovranità digitale dentro il confronto sulla sicurezza. La prevenzione delle frodi resta centrale, ma il perimetro si è allargato: oggi conta anche sapere chi governa le reti attraverso cui viaggiano i pagamenti e i dati che li accompagnano.

Burlando usa un parallelo con l’energia. Così come un Paese cerca di evitare dipendenze che possano mettere a rischio l’accesso a una risorsa essenziale, nei pagamenti occorre interrogarsi sulla possibilità che attori esterni controllino infrastrutture e flussi informativi diventati ormai critici.

«Oggi il 70% delle transazioni in Europa passa su reti globali private e senza governance locale europea», osserva. Un assetto che nell’attuale scenario geopolitico rende più urgente il tema dell’autonomia delle infrastrutture di pagamento.

È in questo quadro che si inserisce il progetto di interoperabilità tra circuiti domestici europei promosso da BANCOMAT. Gli schemi nazionali sono nati con standard differenti e, pur mantenendo vantaggi in termini di costi e sicurezza nei rispettivi mercati, hanno storicamente incontrato un limite nell’utilizzo transfrontaliero.

La tecnologia consente oggi di superare questo ostacolo senza creare un nuovo circuito. L’ipotesi è realizzare un hub centrale per il routing delle transazioni, lasciando intatti i singoli schemi nazionali.«BANCOMAT rimarrà BANCOMAT in Italia, Bizum rimarrà Bizum in Spagna, ma le due potranno dialogare», spiega Burlando. Ogni circuito conserverà quindi la propria identità e i propri standard di sicurezza; il nuovo punto di contatto sarà l’hub comune, progettato con livelli di protezione adeguati a una funzione che diventa critica proprio perché mette in relazione reti differenti.

Per Burlando, i circuiti domestici continuano a rappresentare uno strumento particolarmente efficiente e sicuro nei rispettivi mercati. Renderli interoperabili significa estendere questi vantaggi oltre i confini nazionali e, nello stesso tempo, ridurre la dipendenza dalle grandi reti internazionali.

Il tema si intreccia con la trasformazione tecnologica avviata da BANCOMAT negli ultimi due anni. Burlando richiama la tokenizzazione delle carte e lo sviluppo di BANCOMAT Pay, che affianca al tradizionale rail delle carte i pagamenti peer-to-peer attraverso il numero di telefono.

Prosegue anche il progetto della stablecoin di sistema, già annunciato al Salone dei Pagamenti: BANCOMAT ha concluso la sperimentazione con nove banche e prevede il lancio del servizio entro la fine dell’anno.

A WeSec, però, il punto di prospettiva resta più ampio. Per un’infrastruttura di pagamento essere sicura significa sempre di più sapere da quali reti dipende, chi le governa e quale capacità di controllo mantiene l’Europa sulle tecnologie e sui dati che rendono possibile una transazione.


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