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26 Settembre 2022 / 06:12
 
Italia al sesto posto per furti di dati personali

 
Sicurezza

Italia al sesto posto per furti di dati personali

di Flavio Padovan - 5 Maggio 2021
Il fenomeno è in forte crescita: +56,7% nel secondo semestre 2020 secondo l' Osservatorio Cyber realizzato da Crif. Gaming, streaming e social media i settori più a rischio. Password regine del dark web
Nel secondo semestre 2020 sono cresciuti del 56,7% gli utenti italiani che hanno ricevuto un avviso di un attacco informatico ai danni dei propri dati personali. Un balzo, rispetto al primo semestre dello stesso anno, che riguarda gli alert relativi a informazioni ritrovate sul dark web che risultano quasi il doppio di quelle rilevate sul web pubblico e che evidenzia l'impatto importante della pandemia sui rischi informatici grazie alla platea più ampia di persone esposte con l'improvviso passaggio al lavoro da remoto.
A scattare la fotografia è l'Osservatorio Cyber realizzato da CRIF, che mira ad analizzare la vulnerabilità delle persone e delle aziende agli attacchi cyber e ad interpretare i trend principali che riguardano i dati esposti in ambienti Open Web e Dark Web, la tipologia di informazioni, gli ambiti in cui si concentra il traffico di dati e i paesi maggiormente esposti, oltre ad offrire alcuni spunti per fronteggiare in modo consapevole il rischio cyber.
Ad essere più esposti alla sottrazione di dati personali sono gli account legati ai siti di intrattenimento, soprattutto giochi online e di streaming, pari al 51,5% dei casi totali. Ma sono i social network ad aver conosciuto l'aumento del rischio più significativo, balzando dall’1,6% al 31,8%.
“I dati dell’Osservatorio cyber - spiega Beatrice Rubini, Executive Director di CRIF - ci sensibilizzano sul livello di vulnerabilità dei dati di privati e imprese. L’utilizzo del digitale ha visto un’accelerazione dovuta in buona parte alla pandemia, ed è entrato nelle abitudini di acquisto e di utilizzo dei servizi di molte persone. Al contempo diverse imprese hanno avviato l’attività di offerta dei propri prodotti e servizi mediante e-commerce, dovendo così necessariamente avviare un sito web e gestire ordini online. Come tutte le novità non bisogna però sottovalutare i rischi collaterali e che sono per molti totalmente nuovi”. 

Tra i Paesi più a rischio

Scorrendo la classifica dei Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno del furto di email e password online si osservano ai primi posti USA, Russia, Francia e Germania, seguiti dal Regno Unito e dall’Italia, che occupa il sesto posto assoluto. Completano la top 10 Polonia, Repubblica Ceca, Giappone e Brasile.
Un’altra area di indagine dell’Osservatorio Cyber è quella dedicata alla classifica dei continenti più soggetti a scambio di dati illeciti di carte di credito. Questa graduatoria è guidata dal Nord America, seguito da Europa e Asia, ma con un notevole distacco dalla prima in classifica. In fondo alla classifica troviamo Africa e Oceania. Tra le singole nazioni maggiormentecoinvolte troviamo in vetta gli Stati Uniti, seguiti da Francia e Brasile, che completano il podio, mentre l’Italia occupa l’undicesima posizione.
Le vittime sono tipicamente uomini, nel 65,6% dei casi, di età compresa tra 41 e 60 anni, con quasi il 54% del totale. Indubbiamente ci sono comportamenti che possono utilmente mitigare i rischi. Per esempio, lato consumatori un punto di attenzione è rappresentato dalle modalitàcon cui definiamo e gestiamo le password legate a diversi account e l’attenzione con cui rispondiamo a e-mail, messaggi o telefonate. Lato imprese, che hanno un sito web o un sito di e-commerce, è invece importante assicurarsi sistemi di protezione ma anche intercettaretempestivamente le possibili vulnerabilità derivanti da configurazioni di servizi o software non aggiornati.

Password regine del dark web

Secondo quanto risulta dall’Osservatorio, inoltre, nel secondo semestre 2020 i dati personali che prevalentemente circolano sul dark web, e pertanto sono più vulnerabili, risultano essere le password, gli indirizzi email individuali o aziendali, gli username, i numeri di telefono. Questi preziosi dati di contatto potrebbero essere utilizzati per cercare di compiere truffe, ad esempio attraverso phishing o smishing. Non mancano però scambi di dati con una valenza finanziaria, come carte di credito e IBAN.
Ancora più interessante l'osservazione delle combinazioni principali tra i dati intercettati sul web. Quasi sempre le email sono associate ad una password (nel 96,3% dei casi), mentre calano significativamente i casi in cui i numeri di telefono appaiono insieme alle password (-52%).
Se quelli ritrovati sul dark web sono per la maggior parte account email personali, si nota però una certa accelerazione sul fronte delle violazioni sugli account business, che nel giro di 6 mesi hanno visto un incremento del +27,8%.
Relativamente ai dati delle carte di credito, quasi sempre oltre al numero sono presenti anche cvv e data di scadenza (nel 98,6% dei casi) e nel 20,8% dei casi si ritrovano anche il nome e cognome del titolare.

Password: "123456" sempre al top

Secondo un’analisi delle password rilevate sul dark web, al primo posto della top 10 delle password più utilizzate nel secondo semestre 2020 si trova “123456”, seguita da “123456789” e da “qwerty”.Si tratta pertanto di combinazioni di numeri e lettere molto semplici, facilmente intercettabili da parte degli hacker. D’altro canto, l’utilizzo di queste password molto basiche rivela la poca esperienza o la pigrizia di una parte di utenti del web, che spesso non seguono le più elementari regole per proteggersi da eventuali intrusioni, ad esempio scegliendo password lunghe e diverse per ogni account importante, con combinazioni di lettere, numeri e simboli privi di legami con informazioni personali.
Sarebbe inoltre importante - sottolineano gli esperti di Crif - che gli utenti attivassero, dove possibile, l’autenticazione a due fattori per evitare che gli hacker possano entrare negli account anche avendo scoperto login epassword, così come sarebbe consigliabile prestare la massima attenzione all’utilizzo delle reti WiFi pubbliche, dove anche la password più sicura potrebbe essere intercettata, e ai rischi connessi alla memorizzazione delle credenziali su computer pubblici o condivisi.
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