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23 Febbraio 2024 / 04:51
 
Copyright: Bruxelles studia una Google tax

 
Fintech

Copyright: Bruxelles studia una Google tax

di Mattia Schieppati - 29 Agosto 2016
Le anticipazioni del Financial Times alzano un polverone sul nuovo regolamento su cui sta lavorando la Commissione Ue ...
I risultati del lavoro verranno presentati «nella seconda metà di settembre», dice un portavoce della Commissione Ue, ma le anticipazioni del Financial Times sulla riforma delle regole sui diritti d'autore nel mondo digitale su cui sta lavorando Bruxelles hanno riacceso l'attenzione sulla lotta all'ultima percentuale (di incasso) in atto ormai da anni tra media produttori di contenuti e motori di ricerca (Google in testa), aggregatori ecc. che quelle notizie utilizzano - gratis - per alimentare traffico e permanenza di utenti e monetizzare il tutto in termini di traffico pubblicitario.
Una posizione di vantaggio quella degli over the top che, complice la difformità delle regole tra leggi sul copyright europee e legislazioni cui i colossi del web fanno capo (Usa, per lo più), la revisione in atto presso la Commissione sta cercando di riequilibrare, per dare respiro agli editori e riconoscere il giusto valore a chi produce contenuti. Quella allo studio a Bruxelles, anticipa il portavoce, «non è assolutamente una tassa Ue sui motori di ricerca», ma si tratta semplicemente di «valutare se garantire agli editori i diritti affini per dar loro una posizione più forte quando negoziano con gli altri attori del mercato».
L'obiettivo del lavoro in itinere, viene ricordato, è «assicurarsi che gli europei possano avere accesso a un'offerta legale di contenuti ampia e diversificata e quindi rafforzare la diversità culturale garantendo allo stesso tempo che autori e detentori di diritti siano protetti meglio e in modo più equo». Un giro di parole, forse eccessivamente diplomatiche, che hanno probabilmente lo scopo di spegnere l'incendio acceso appunto dalle anticipazioni del Financial Times, che dichiarando di aver avuto accesso a «documenti interni alla Commissione» scrive che in base alle nuove regole ai gruppi editoriali verranno dati i "diritti esclusivi" sui loro contenuti, per cui i servizi come Google News dovranno concordare con loro i termini per l'utilizzo dei prodotti editoriali. Altrimenti, dati i costanti problemi di introiti dei giornali, sarebbe «dannoso per il pluralismo dei media». Spetterà quindi alla stampa decidere se offrire gratuitamente o a pagamento ai motori di ricerca e agli aggregatori di notizie i propri contenuti. Per i link che rinviano a contenuti pubblicamente disponibili, invece, non cambierà nulla, in quanto non saranno coperti dalle nuove regole Ue sul copyright. Per gli utenti di internet, quindi, non ci saranno cambiamenti per la condivisione dei link.
Credere alla linea "concordataria" del portavoce o alla linea dura prospettata dal quotidiano finanziario? Tra due settimane la risposta.
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