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23 Maggio 2024 / 08:41
 
Alla Galleria BPER Banca                        i maestri dell'arte emiliana dal XIV al XVII secolo

 
Banche e Cultura

Alla Galleria BPER Banca i maestri dell'arte emiliana dal XIV al XVII secolo

di Maddalena Libertini - 30 Marzo 2023
Conclusa con un grande successo di pubblico la mostra dedicata a Ligabue, la Galleria BPER Banca di Modena rilancia con un nuovo progetto espositivo. Dal contemporaneo si torna alle radici dei nuclei collezionistici della banca in stretto legame con il territorio proseguendo la ricognizione sull’arte emiliana rinascimentale, manierista e barocca avviata nel 2017.
Un viaggio attraverso quattro secoli di pittura emiliana, partendo dagli ultimi sprazzi del Tardogotico, passando alla fine del Cinquecento per uno snodo fondamentale del rinnovamento dell’arte italiana, l’esperienza dell’Accademia degli Incamminati dei Carracci a Bologna, fino ad arrivare al Settecento inoltrato. Tutto questo è condensato nella mostra “Nelle stanze dell’arte. Dipinti svelati di antichi maestri” (dal 17 marzo al 2 luglio), il quattordicesimo appuntamento espositivo de La Galleria BPER Banca a Modena dall’apertura alla fine del 2017 in occasione dei 150 anni dalla fondazione dell’istituto bancario.
Ottavio Leoni, Cristo e l'adultera
 
E della mostra inaugurale “Uno scrigno per l’arte” quella attuale è l’ideale continuazione proseguendone l’illustrazione dello sviluppo della pittura di area emiliana e, insieme, il programma di condivisione con il pubblico delle opere della collezione BPER Banca.
“Ripensare a quello che abbiamo realizzato in questi anni – dice Sabrina Bianchi, Responsabile del Patrimonio Culturale BPER Banca – ci permette di confermare con convinzione che la valorizzazione del patrimonio artistico e archivistico di BPER Banca è ciò che rende possibile la diffusione della sensibilizzazione verso l’arte, un impegno che La Galleria BPER Banca si è assunta e che sta portando avanti affermandosi, oggi, come collezione d’impresa conosciuta, riconosciuta e apprezzata da oltre 30 mila visitatori”.
Alla narrazione intrapresa sei anni fa si aggiungono ora alcuni dipinti che erano custoditi negli uffici di rappresentanza della sede centrale di via San Carlo a Modena. “Nelle stanze dell’arte”, curata da Lucia Peruzzi, presenta una ventina di opere su tela, tavola e rame prevalentemente a carattere devozionale con qualche eccezione a tema mitologico, realizzate da artisti nati e operanti tra Bologna, Modena, Parma, Ferrara e dintorni. La concomitanza di alcuni soggetti permette al visitatore anche di comprendere meglio l’evoluzione dello stile e del gusto nello scorrere del tempo. Inoltre la prevalenza di committenze private determina una maggiore libertà creativa per gli artisti al lavoro.
 
Un nucleo importante della mostra è la selezione di dipinti che hanno per protagonista la Vergine con il bambino. Lippo di Dalmasio alla fine del Quattrocento la raffigura come “Madonna dell’Umiltà” che si staglia sul disco solare dorato mentre il manto azzurro in basso si increspa come in una serie di onde che sembrano uscire dal quadro. Se in questo caso Madre e Figlio si rivolgono verso lo spettatore come è tipico dell’icona, molto più intimo e tenero è lo scambio di sguardi tra i due rappresentato da Francesco Zaganelli all’inizio del Cinquecento o da Orazio Samacchini, esponente di un Rinascimento molto più maturo. La tavola di Zaganelli, considerata da alcuni critici il suo capolavoro, è ambientata all’imbrunire come rivela sullo sfondo il suggestivo paesaggio di una città con alcune finestre illuminate. Il bolognese Samacchini, invece, dimostra di saper coniugare la plasticità michelangiolesca con la composizione formale appresa da Raffaello in un’operazione di sintesi che esemplifica l’interpretazione della Maniera nel capoluogo emiliano. Ancora più affettuosa è la corrispondenza tra le due sacre figure del parmense Alessandro Mazzola, che scavalla nel XVII secolo seguendo la lezione del caposcuola Correggio: nella dolcezza delle forme arrotondate da una luce calda, il pittore coglie un momento di umanità intensa tra il bambino che gioca con le pagine di un libro e la madre che lo osserva e lo cinge protettivamente.
  
Lippo Dalmasio, Madonna dell’umiltà e angeli; Alessandro Mazzola, Madonna col Bambino
 
In quest’opera la curatrice riscontra anche l’impronta delle novità e del naturalismo che, alla fine del Cinquecento, i tre Carracci, Annibale, Ludovico e Agostino, avevano istillato tra i membri della loro Accademia degli Incamminati. Bologna la “Dotta” era la culla perfetta per accogliere questo luogo di studio e di scambio che i tre cugini stabilirono nella propria casa nel 1584 e che si poneva tra la bottega tradizionale e le accademie umanistiche nate nella città come libere associazioni di borghesi e nobili che condividevano stessi interessi culturali. L’obiettivo dei tre giovani, tutti sotto i trent’anni, era quello di elevare la dignità dell’artista dal rango più artigianale per ridefinirne il ruolo a un livello socialmente più riconosciuto e, al contempo, innovare il fare pittorico emancipandolo dagli schemi della Maniera per introdurre nuovi stimoli basati sullo studio della natura, del vero e del nudo.
 
Annibale Carracci, San Girolamo; Giacomo Cavedoni, Giuditta con la testa di Oloferne
 
Alcuni degli artisti in mostra furono allievi dell’Accademia, come Cavedoni e Tiarini, altri come Bononi e Mazzola furono influenzati dalla circolazione di questa nuova poetica che introduceva nella scena la dimensione della sincerità e del quotidiano. Non mancano, però, nell’esposizione i due maestri: Annibale Carracci, il più famoso e talentuoso, con un “San Girolamo” ascrivibile proprio agli anni bolognesi, prima di trasferirsi a Roma nel 1595 chiamato per la decorazione di Palazzo Farnese, e il cugino Ludovico, che rimase alla guida della scuola, con una “Allegoria dell’Abbondanza”, probabilmente da ascrivere già al secolo successivo.
Se la “Giuditta con la testa di Oloferne” di Cavedoni non può non richiamare alla mente echi caravaggeschi, il Seicento vede poi riemergere un classicismo colto e composto, improntato a una raffinata eleganza, che sconfina nel secolo successivo nelle pennellate di Dal Sole, Franceschini e Vellani.
 
Eccentrici per provenienza geografica, infine, due dipinti entrati da poco a far parte della collezione BPER in seguito alla dispersione di una grande raccolta privata emiliana: “Cristo e l’adultera” del romano Ottavio Leoni, uno dei rari soggetti religiosi di un autore più noto come ritrattista della Roma di Caravaggio, e “La continenza di Scipione” del pittore di area napoletana Francesco Solimena, considerato uno dei maggiori interpreti della cultura tardo-barocca italiana.
La mostra è visitabile da venerdì a domenica con ingresso libero e gratuito ed è accompagnata da un agile catalogo disponibile gratuitamente sul posto.
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