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27 Marzo 2026 / 11:06
 
T+1: da vincolo regolamentare a leva di trasformazione operativa

 
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T+1: da vincolo regolamentare a leva di trasformazione operativa

A cura della redazione - 27 Marzo 2026
In occasione dell'evento "T+1: l'implementazione è iniziata", Bancaforte ha approfondito con David Mogini, Direttore BU Capital Markets di TAS, gli impatti che la nuova regolamentazione avrà sulle banche e sugli operatori e sullo scenario complessivo. E le soluzioni per volgerla in opportunità
 
Dottor Mogini, quali processi saranno maggiormente impattati dalla nuova regolamentazione?
Il passaggio a T+1 rappresenta una discontinuità significativa nel modello operativo post-trade. Non si tratta solo di comprimere il ciclo di regolamento, ma di ripensare l'intera filiera. Le aree più impattate sono il matching e la confirmation, che devono avvenire nello stesso giorno (T), il settlement, con una gestione più dinamica di istruzioni, fail e partial settlement, e la gestione della liquidità, che diventa intraday e time-critical. A ciò si aggiunge una maggiore integrazione con le corporate actions, sempre più interdipendenti con il ciclo di regolamento. Le interazioni tra questi processi diventano intraday e fortemente interdipendenti: errori o ritardi a monte si propagano immediatamente lungo la filiera.
Come supportate i clienti nella gestione della liquidità e degli impatti di filiera?
Il nostro approccio parte dalla considerazione che T+1 richiede una gestione della complessità più che una semplice accelerazione dei processi.  Le soluzioni devono garantire una vista integrata della liquidità, tra moneta di banca centrale e commerciale, un monitoraggio puntuale dei cut-off per mercato e controparte, e capacità previsionali intraday. A questo si affiancano funzionalità di auto-funding, matching automatico e gestione proattiva delle eccezioni. Molte di queste capacità esistono già, ma devono essere ripensate per poter operare in tempo reale e in modo coordinato. Dal punto di vista architetturale, stiamo evolvendo verso modelli event-driven e in streaming, che consentono di elaborare dati in tempo reale e superare logiche batch. Il fulcro è l'introduzione di meccanismi di orchestrazione end-to-end, che permettono monitoraggio continuo, gestione intelligente delle eccezioni e prioritizzazione degli interventi. L'obiettivo è rendere la filiera più fluida, integrata e reattiva:  non solo monitorare, ma supportare decisioni operative in tempo utile.
Quali difficoltà incontrate? Le banche sono pronte?
Le principali criticità non sono solo tecnologiche, ma anche operative e organizzative. Sul primo aspetto, è rilevante la frammentazione dei sistemi: le architetture attuali sono state progettate per domini separati e processi sequenziali, mentre T+1 richiede un coordinamento in tempo reale tra processi interdipendenti che riguardano i diversi domini. Coordinamento non significa che tutti i processi debbano essere supportati da un unico sistema, ma significa che ci siano strumenti che consentano di avere una visione integrata ed unica. In secondo luogo, la gestione delle eccezioni, che da overnight diventa intraday, richiedendo automazione, alerting e una Data Quality Management impeccabile (già dalla deal capture), puntando ad un enrichment dei dati anticipata alla fase di matching (es. Place of Settlement). Infine, il cambiamento organizzativo, che impone una maggiore integrazione tra business e IT per progettare processi automatici ed intelligenti e una revisione dei confini tra middle e back office. La vera domanda non è se le banche siano pronte, ma se i loro modelli operativi siano progettati per lavorare in tempo reale. Oggi la risposta è spesso negativa, ma l'intero ecosistema si sta muovendo rapidamente. In questo contesto, riteniamo fondamentale da parte degli operatori di mercato adottare il principio dello "zero additional people", puntando su automazione, STP e modelli decisionali supportati da regole e AI. Le istituzioni che sapranno orchestrare efficacemente questi processi (matching, settlement, corporate actions e liquidità) potranno trasformare T+1 in un vantaggio competitivo, migliorando produttività e riducendo il cost-to-serve.
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