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14 Giugno 2024 / 03:36
 
Burri e Quayola, a Bologna due mostre del Gruppo Unipol tra materiale e digitale

 
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Burri e Quayola, a Bologna due mostre del Gruppo Unipol tra materiale e digitale

di Maddalena Libertini - 14 Febbraio 2023
CUBO, il museo d’impresa del Gruppo Unipol, propone due nuovi allestimenti espositivi visitabili fino al 31 maggio: “Alberto Burri. Da Reloaded a Luce sul Nero”, incentrato su uno dei capolavori della serie dei "Sacchi" appena restaurato, e “Ways of Seeing”, una istallazione del media artist Davide Quayola che rilegge la pittura di paesaggio con la tecnologia.
Se si volesse tentare, con una piccola forzatura, di trovare punti di contatto tra due artisti diversi come Alberto Burri e Davide Quayola, si potrebbe riconoscere che sono accomunati dalla pratica di una sperimentazione molto audace di mezzi e linguaggi mantenendo al contempo un forte legame con la tradizione della storia dell’arte. Di Alberto Burri sono note sia la scossa materica dirompente impressa con le sue opere sia la sua ammirazione per l’armonia dei maestri della pittura italiana della sua terra d’Umbria; Davide Quayola, invece, usa sistemi robotici, software, intelligenza artificiale ma si radica nell’iconografia dell’arte spaziando da Michelangelo all’impressionismo.
Inaugurate il 3 febbraio in occasione di ART City, la fiera dell’arte di Bologna, le due mostre “Ways of Seeing” e “Alberto Burri. Da Reloaded a Luce sul Nero” sono gli ultimi due progetti espositivi promossi da CUBO, il museo d’impresa del Gruppo Unipol che si è dato come missione quella di condividere esperienze con il linguaggio della cultura.
Con “Ways of Seeing”, Davide Quayola torna a Bologna negli spazi Unipol dopo la mostra “Pleasant Places” del 2017: questa volta ad ospitarlo è il 25mo piano della Torre Unipol con un allestimento site specific della sua serie “Storm”. Nato a Roma nel 1982 ma a lungo di base a Londra, Quayola è un artista digitale riconosciuto sulla scena internazionale: nel suo lavoro dati, codici, algoritmi, sistemi computazionali e bracci robot diventano gli attrezzi dell’artista per trovare nel campo dell’arte una sintesi tra umano e digitale. Il processo creativo si avvale di questi strumenti e se ne potenzia per reinventare la sostanza della materia pittorica e scultorea dei secoli precedenti nella nostra era informatica.
 
L’arte del passato è, quindi, per lui una fonte diretta come nel caso della serie “Iconographies” che rilegge i soggetti dei quadri rinascimentali e barocchi come topografie di punti, geometrie, colori saturi e li traduce in composizioni astratte animate. Oppure è un rimando sensoriale come in “Jardin d’été”, la videoistallazione ispirata alle tele tardoimpressioniste di Monet, in cui le riprese notturne ad alta definizione dei giardini del Castello di Chaumont mosse da un vento artificiale sono state modificate digitalmente e associate a suoni elaborati con i sintetizzatori. Nello stesso filone creativo si muoveva anche “Pleasant Places” con cui, grazie al Gruppo Unipol, Quayola esponeva per la prima volta in Italia e che nasceva come omaggio a Van Gogh e alla campagna della Provenza in cui il pittore olandese aveva vissuto. Il sottotitolo di quella esposizione, “Il Sublime tecnologico e il rapporto fra arte, natura e tecnologia”, riassumeva efficacemente il senso della riflessione di Quayola sulla tradizione della pittura di paesaggio in cui l’artista romano introduce la componente artificiale della macchina per scoprire quali nuove estetiche si possano generare. Ora, con “Ways of Seeing”, il paesaggio diventa agitato e tumultuoso come nelle vedute di William Turner e dei pittori romantici che sono stati i maggiori interpreti dell’idea moderna di Sublime. Trasformando in chiave numerica il processo generativo dei quadri di Turner, Quayola acquisisce i dati delle riprese del mare in tempesta sulle coste della Cornovaglia e li rielabora con software personalizzati di acquisizione delle immagini e di manipolazione di dati. E come per il pittore inglese gli elementi naturali, le onde, i flutti, la luce, il cielo, finiscono per scivolare e dissolversi nell’astrazione trasfigurando il fenomeno fisico in intensità emozionale.
Il titolo “Ways of Seeing” deriva dall’omonimo libro (e programma della BBC) su come interpretare le immagini d’arte pubblicato nel 1972 dal critico e scrittore britannico John Berger. Una questione che in questa commistione tra energia della natura, potenza della tecnologia e interpretazione dell’umano diventa ancor più avvincente.
 
Al CUBO in Porta Europa - Spazio Arte troneggia con i suoi 2 metri di altezza “Nero con punti” di Alberto Burri, opera della collezione d’arte del Gruppo Unipol che è tornata a essere esposta a ottobre dell’anno scorso dopo un intervento di restauro durato circa due anni. “ALBERTO BURRI. Da Reloaded a Luce sul Nero”, a cura di Ilaria Bignotti, prosegue il progetto di studio su questo capolavoro del maestro umbro spostando il fuoco dall’aspetto scientifico e conservativo a quello più iconico del “nero”, denso di valenze simboliche, materiche, percettive, letterarie e pittoriche. Per secoli considerato un non colore, riacquistò questo statuto nel 1946 con la mostra alla galleria Maeght di Parigi provocatoriamente intitolata proprio “Il nero è un colore”, come ricorda Michel Pastoreau nell’introduzione del libro che gli dedica. Nel monocromo del 1958 di Burri il nero esercita un potere attrattivo eccezionale: due sacchi di iuta con i tipici rammendi e lacerazioni sono trattenuti insieme da una cordicella in tensione su una spaccatura che corre verticalmente al centro della tela, su questo insieme cala il nero trasferendo la realtà della materia in una dimensione non letterale ma trascendente. Il nuovo allestimento espositivo, accessibile fino al 31 maggio con visita guidata su prenotazione, è corredato di exhibition copies di immagini storiche di Burri, scattate da maestri della fotografia e scelte in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini, Collezione Burri, Città di Castello, per raccontare momenti salienti della vita dell’artista.
Integrano la proposta culturale di CUBO gli appuntamenti di “das – dialoghi artistici sperimentali”, rassegna trasversale basata sulla commistione tra tecniche e linguaggi di artisti di discipline diverse applicata ai temi della contemporaneità. Tra i prossimi eventi in calendario il 9 marzo la performance “Acqua Mantras” di Eva Geist e Maria Torres e il 4 maggio quella del duo Landi Lanza “Embodying Absence”.
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