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Gli instant payments pronti anche per il B2B

 
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Gli instant payments pronti anche per il B2B

di Stefano Trinci, Marketing ' Customers Management, Director, Enterprise - 31 Luglio 2020
La decisione di innalzare da 15 mila euro a 100 mila euro la soglia massima per transazione dei bonifici istantanei paneuropei consente nuovi casi d'uso e apre a un crescita dei volumi. Ne parla Stefano Trinci di Enterprise
L’iniziativa dell’EPC d’innalzare la soglia limite d’importo per lo schema dell’instant payment pan-europeo era una decisione ventilata da tempo, che ricalca coerentemente l’attuazione di un percorso programmato in origine.
Intanto, è necessario precisare che, anche rispetto all’iniziale limite di 15.000 euro, era già prevista la possibilità di deroga, attraverso l’istituzione di accordi bilaterali tra le banche, con l’unico vincolo che la deroga rappresentasse una condizione migliorativa del servizio offerto alla clientela. Pertanto l’importo massimo poteva essere innalzato, ma non ridotto. Certamente il fatto che l’innalzamento della soglia sia ora applicato come standard del servizio costituisce un fatto nuovo, che raggiunge una portata che tocca tutta la platea degli aderenti e dei clienti.
Il limite iniziale ha trovato la sua giustificazione nella novità dello strumento: i 10 secondi massimi di esecuzione end-to-end (che nel fattore velocità estrinsecano la principale caratteristica che uno strumento di pagamento digitale deve trasmettere, cioè la fiducia) rappresentavano un fattore di rischio,  sul fronte delle frodi, della sicurezza e sul fronte della compliance. In realtà rispetto a quest’ultimo aspetto c’è comunque un’attenuazione fisiologica dettata dall’omogeneità del substrato normativo pan-europeo, perimetro all’interno del quale è possibile scambiare questi pagamenti (sarà questione molto diversa con l’Instant Payment Cross-border).
Se da una parte, dunque, la soglia d’importo relativamente modesta ha rappresentato una necessaria garanzia operativa iniziale, dall’altra ha fortemente limitato lo sviluppo dello strumento in tanti use case ipotizzabili, soprattutto quelli di matrice B2B (business-to-business), forse tra i più significativi.
È ovvio, infatti, come il suddetto limite sia maggiormente consono alle casistiche di pagamento che si sviluppano negli scenari C2C (consumer-to-consumer), C2B (consumer-to-business) e B2C (business-to-consumer), che tra l’altro sono appannaggio di strumenti più tradizionali (carte di debito e carte di credito), che in questi casi d’uso ad oggi non hanno subito il livello di cannibalizzazione che qualche analista prospettava con l’introduzione dell’Instant Payment.
Alcuni mesi fa abbiamo condotto insieme alle nostre banche-clienti un’indagine numerica sui volumi transazionali, mettendo a confronto l’SCT classico e l’SCT Instant. L’esperienza d’uso dell’utilizzatore finale, soprattutto sui canali remoti dell’home banking e del mobile, è assolutamente paragonabile se non identica (spesso o quasi sempre le interfacce sono le stesse), e questo ci ha permesso di escludere tale fattore come peso determinante nella scelta effettuata dall’utente. L’unico elemento dirimente era dunque la necessità di avere immediato riscontro del trasferimento dei fondi al beneficiario. Ovviamente si è dovuto  tener conto delle  banche controparti aderenti, dato che allo schema SCT Inst si partecipa su base volontaria. Pertanto, tutte le operazioni verso banche non raggiungibili sono state escluse dalla statistica (in quanto in questo caso il cliente non può scegliere). Ovviamente, nel novero delle transazioni analizzate è rientrato sia l’ordinante consumer che quello business, ed abbiamo tenuto conto di un coefficiente che correggesse lo sbilanciamento dato dai canali d’immissione che non abilitano  l’istruzione di un pagamento istantaneo (es. Agenzia).
I risultati, che abbiamo poi pubblicato in un articolo del Journal sul nostro sito, hanno fatto emergere con chiarezza alcune indicazioni molto interessanti. i clienti finali utilizzavano l’instant payment maggiormente nei giorni di sabato e domenica, giorni nei quali altri strumenti non scambiano e non regolano.
Facendo riferimento ad un’attivazione dell’Instant Payment abbastanza recente per l’epoca, si annoveravano, già dai primi giorni, picchi di migliaia di bonifici istantanei e questo in particolare nei primissimi weekend. Poi il trend aumentava sensibilmente nell’ultimo weekend di ogni mese, il che faceva pensare a un utilizzo dettato dall’esigenza di correzioni di pagamenti urgenti o dell’ultimo momento entro la fine del mese, in linea con le previsioni circa alcuni dei possibili scenari di utilizzo.
La sintesi cui ci ha condotto l’indagine in questione, è stata che il trend di utilizzo dell’instant payment cresceva costantemente (anche se con valori modesti), ma d’altra parte l’altro strumento confrontato subiva una flessione lieve, segno che qualche unità transazionale veniva “rosicchiata” al contante e alle carte.
La strada verso l’exploit atteso è ancora lunga e l’innalzamento della soglia a 100.000 euro può rappresentare un ulteriore elemento in questa direzione, soprattutto nell’interazione dove questo strumento non si è ancora sviluppato come potrebbe: quella B2B. Si pensi allo scambio merci, in cui il modello di open account può trarre maggiore fiducia dal pagamento simultaneo alla consegna dei beni. Oppure alla possibilità di sbloccare immediatamente merci ferme in dogana. O al parziale recupero del gap con il pagamento BIR (bonifico urgente o d’importo rilevante) che l’SCT Inst può sostituire con maggiori vantaggi, e forse anche minori costi, in tutte quelle fasce transazionali fino ai succitati 100.000 euro. Così possiamo ipotizzare che anche le tesorerie delle aziende potrebbero adottare l’SCT Inst per trasferimenti urgenti e di alto valore, o correzioni urgenti di errori di pagamento.
Ulteriore fondamentale abilitatore alla diffusione del bonifico istantaneo sarà l’iniziativa “Request to Pay” (R2P), elaborata sia da EBA Clearing che da SWIFT (quest’ultima la riconduce nell’alveo dell’infrastruttura GPI). In particolare, EBA Clearing la sta sviluppando con il supporto di 27 banche commerciali front-runner di 11 paesi (l’Italia vanta una folta rappresentanza) ed il rilascio dell’infrastruttura è previsto (salvo rinvii dovuti alla situazione contingente) a novembre 2020.
Lo schema R2P si avvale della messaggistica di payment initiation (acronimo pain) dell’ISO 20022. Si tratta di una sorta di “bollettino digitale”, dalla portata pan-europea, in cui il beneficiario inizia la richiesta di pagamento indirizzando direttamente al pagatore tutte le informazioni salienti di contesto (es.: IBAN, importo, data esecuzione, riferimento end-to-end). In questo modo il pagatore non ha necessità di compilare informazioni aggiuntiva, perché tutte quelle obbligatorie sono inviate dalla controparte che inizia la richiesta, e per disporre la transazione si limita solo ad accettare il pagamento. Il servizio prevederà inizialmente due schemi basici:  “Basic Approve Now” e “Basic Approve Later”, che si distinguono sostanzialmente per una diversa durata della validità della richiesta e della data in cui il pagamento deve essere effettuato (nello schema Now è ovviamente ASAP).
È chiaro come questa iniziativa, già declinata nei limiti di alcune realtà nazionali, ma assolutamente nuova al contesto pan-europeo, possa costituire un ulteriore elemento facilitatore per la diffusione sistemica dell’SCT Inst, semplificandone totalmente l’esperienza d’uso e rendendola assolutamente paragonabile a quella delle carte, se non addirittura migliore.
 
 
Articolo scritto per Bancaforte da Stefano Trinci, Marketing & Customers Management, Director, Enterprise
 
 
 
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