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09 Giugno 2026 / 13:35
Un fronte comune

 
Banca

Un fronte comune

di Rosangela Iannicelli - 12 Agosto 2011
Banche e imprese chiedono un confronto con la Commissione Ue sulle nuove regole di Basilea3
Regole sì, ma calibrate sulle nostre specificità e in sintonia con le esigenze dell’economia reale. Lo chiedono con un’unica voce banche e imprese che auspicano un confronto europeo sul tema dell’impatto della nuova direttiva Basilea3 sull’economia.
Un nuovo modo di ragionare in maniera condivisa sui problemi che riguardano da vicino banche e imprese, un passo avanti che ha portato l’ABI insieme a Confindustria, Rete Imprese Italia e Alleanza delle Cooperative ad avere un incontro con il Vicepresidente della Commissione europea e Responsabile per l’Industria, Antonio Tajani, e a chiedere un ulteriore momento di confronto a livello europeo direttamente con il Commissario per il Mercato Interno, Michael Barnier. L’obiettivo è quello di esporre le preoccupazioni per le ricadute di una rigida applicazione delle misure previste dalla direttiva sui requisiti di capitale sulle Pmi italiane.
Non ostacolare l’accesso al credito
“Timori e valutazioni condivise ci hanno portato a chiedere un confronto aperto a livello europeo sui rischi legati all’implementazione dei requisiti di rafforzamento patrimoniale previsti da Basilea3”. Così il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, ha commentato l’incontro con il Vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani. “Le banche italiane sono fortemente vicine a tutte le imprese e insieme a loro porteranno avanti la richiesta di calibrare la normativa, tenendo in considerazione la specificità del sistema produttivo nazionale. Tutto ciò per non rischiare ulteriori difficoltà nell’attività di erogazione del credito penalizzando, così, le Pmi italiane che rappresentano l’ossatura fondamentale della nostra economia”.
Inserire un fattore di correzione da applicare nel calcolo di rischio per Basilea3, così da non penalizzare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. È questo il succo della proposta presentata dai vertici di ABI e Confindustria, insieme a Rete imprese Italia e Alleanza delle cooperative italiane. La preoccupazione comune per banche e imprese è che eventuali effetti di un’applicazione normativa non sufficientemente calibrata del nuovo accordo sui ratios patrimoniali possa ridurre la disponibilità di credito per le imprese. L’implementazione di Basilea 3, infatti, porta il requisito minimo patrimoniale complessivo delle banche dall’8% al 10,5%. La proposta unitaria di banche e imprese va nella direzione di evitare l’aggravio patrimoniale che deriverebbe anche dai prestiti alle Pmi, senza mettere in discussione il nuovo impianto di regole.
Banche commerciali più penalizzate?
Inoltre, l’ABI ribadisce la necessità che l’applicazione delle nuove misure sia equa e uniforme sia a livello europeo sia a livello globale, inclusi gli Stati Uniti, paese che ha disapplicato già una volta le precedenti regole disposte dal Comitato di Basilea sui requisiti patrimoniali minimi delle banche (Basilea2). “Le banche italiane hanno già messo in atto operazioni di aumento di capitale per meglio rispondere alle richieste dei vigilanti di assicurare maggiore stabilità e ridurre i rischi”. Ha sottolineato il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini, parlando dei timori legati all’impatto di Basilea3, aggiungendo: “Ancora oggi rileviamo lo svantaggio competitivo per la mancanza di un terreno di gioco livellato in Europa e a livello mondiale a scapito delle banche commerciali come quelle italiane. Una penalizzazione proprio per quelle banche, definite ‘tradizionali’, che concentrano la maggior parte della loro attività nell’erogazione di finanziamenti all’economia che non viene corretta dalle regole di Basilea3 così come sono formulate oggi”
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