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09 Giugno 2026 / 19:00
Decreto Crescita, verso la banda ultralarga

 
Fintech

Decreto Crescita, verso la banda ultralarga

di Mattia Schieppati - 10 Ottobre 2012
Un passo avanti nei pagamenti alla PA. Ma sulla moneta elettronica tutto rinviato al 2014
Ad aver attratto l'attenzione in modo quasi esclusivo, e ad essersi ritagliate commenti e approfondimenti sono ovviamente i capitoli (occupano quasi la metà del provvedimento) relativi alle start up tecnologiche, un modello di impresa leggero e innovativo che innerva già le economie più avanzate del globo e che ora trova anche in Italia la propria configurazione giuridica.
Ma se il frutto del processo di lavoro "Restart, Italia" è il fiore all'occhiello del secondo Decreto Crescita ("DL Crescita 2.0" il nome ufficiale) presentato dal Governo e promosso dal ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, il provvedimento contiene diverse misure che - se pur destinate a produrre un minore clamore mediatico - rappresentano un importante passo in avanti del sistema-Paese sul fronte dell'innovazione tecnologica diffusa. Perché puntano «in modo ambizioso», come riconosce nelle premesse al documento lo stesso Governo, «a fare del nostro Paese un luogo nel quale l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese».

Digital divide: obiettivo azzeramento!

Il tema chiave che fa da filo conduttore alle misure del DL è quello degli interventi sui "fattori strutturali" dello sviluppo. Perché è proprio rivolto a misure per l'infrastrutturazione digitale del territorio il capitolo del provvedimento in cui vengono messi nero su bianco impegni di spesa consistenti: 750 milioni di euro per un radicale programma di azzeramento del digital divide, il "divario digitale" che ancora penalizza diverse parti della penisola. Una mossa che - se pur forse un po' tardiva, visto che di "cablatura" dei territori, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, si parla ormai da 15 anni - potrebbe finalmente sbloccare i tentennamenti degli operatori della fibra.
Provvedimenti che potremmo definire l’hardware della crescita: mettere in condizione tutti - anche le Pmi che stanno in distretti produttivi periferici - di poter usufruire di una rete Internet veloce e sicura. Significa insomma garantire quella parità d'accesso che fino ad ora, nel nostro Paese, è stata a macchia di leopardo: grandi centri urbani supercablati, con diversi broadcaster operativi e tariffe sempre più convenienti, aree extraurbane o montane - per non parlare delle isole - tagliate fuori dai servizi, dove la fibra non arriva, l'adsl forse, e la connessione è ancora a livelli da terzo mondo. Territori che, con queste premesse, non sono per nulla appetibili alle aziende che vogliono davvero essere competitive.

Banda larga più facile

Tradotto in cifre, significa 150 milioni di euro stanziati dal Decreto per portare la banda larga in aree "a fallimento di mercato" nel Centro Nord (per esempio, appunto, presso le comunità montane e i piccoli comuni), avviando meccanismi di sinergia tra pubblico e privato (come dice il Provvedimento, «in una logica di attivazione di maggiori risorse regionali e private»), e 600 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga ed ultralarga nelle zone meridionali, una cifra che è già prevista a bilancio e disponibile.
Oltre al sostegno economico diretto, il Governo prevede anche un'attenzione normativa, per «agevolare la diffusione della banda ultra larga semplificando gli adempimenti normativi (es. per le autorizzazioni allo scavo)», ma anche l'«esenzione dalla tassa per l'occupazione del suolo e del sottosuolo per gli scavi per la posa di fibra ottica» e l'accesso assicurato agli operatori di tlc «alle parti comuni degli edifici per le operazioni di posa della fibra ottica».

Spinta alla PA digitale

Da un altro lato, un'ampia parte del provvedimento imbocca finalmente la strada della cosiddetta "pubblica amministrazione digitale" (la conversione verso documenti d'identità, cartelle sanitarie e libretti scolastici in formato elettronico, standard open data per i dati della pubblica amministrazione, digitalizzazione dei libri scolastici, trasmissione obbligatoria per via telematica dei documenti tra diverse PA e tra PA e privati, ecc.). Aspetti che potremmo definire il software dello sviluppo.

Le prime reazioni

Immediato il commento degli "operatori", appunto, affidato a Paolo Angelucci, presidente di Assinform, la consociata di Confindustria che riunisce le imprese attive nei settori dell'Information Technology. Ha dichiarato Angelucci: «C'è voluto più del previsto, ma finalmente il Governo Monti ha varato questo decreto, anche se è sintomatico che sia denominato ‘Misure urgenti per la crescita del Paese’. L’Italia soffre di un pesante spread digitale, che ne frena l’efficienza e che va rapidamente superato: nei servizi ai cittadini e alle imprese, nell’uso di strumenti come la moneta e la fatturazione elettronica, nell’accesso alle reti a banda larga e ultralarga. Le misure introdotte vanno nella direzione giusta, anche se», conclude con una punta polemica, «dopo 327 giorni e da 40.000 parole, dall’esecutivo ci aspettavamo qualcosa di più».

Pagamenti elettronici: le due misure

E un qualcosa in più era stato ventilato dal Governo - almeno stando alla bozza del Decreto che era stata fatta circolare fin da inizio settembre - anche sul tema dei pagamenti elettronici, altro intervento strutturale che può far fare un passo avanti all'efficienza complessiva del Paese.
Due le misure relative a "Moneta e fatturazione elettronica" contenute nel documento licenziato dal Consiglio dei ministri. La prima riguarda i pagamenti elettronici alle pubbliche amministrazioni, e introduce «l’obbligo per le amministrazioni pubbliche, così come per gli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, di accettare pagamenti in formato elettronico, a prescindere dall’importo della singola transazione. Le stesse amministrazioni sono tenute a pubblicare nei propri siti istituzionali e nelle richieste di pagamento i codici IBAN identificativi del conto di pagamento».
La seconda riguarda più in generale l'utilizzo della moneta elettronica: «I soggetti che effettuano attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, saranno tenuti, dal 1 gennaio 2014, ad accettare pagamenti con carta di debito (ad esempio, bancomat). Con decreti ministeriali (Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze) verranno disciplinati gli importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati dall’attuazione della disposizione. I pagamenti elettronici potranno essere eventualmente effettuati anche tramite tecnologie mobili».

Si rimanda di un anno

In una prima bozza del Decreto la svolta sui pagamenti elettronici era stata ipotizzata già per il 1 gennaio 2013, mentre nel provvedimento definitivo si rimanda il tutto di un anno. Ma, soprattutto, resta molto nel generico il tema chiave, quello relativo agli "importi minimi" per i quali scatta il divieto di contante. Sempre in bozza si era ipotizzata la soglia minima di 50 euro, il che aveva sollevato un fortissimo dibattito e una cautela - diciamo così - da parte degli esercenti, cui aveva dato voce il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli («Noi siamo favorevoli alla modernizzazione dei sistemi di pagamento, ma certamente non servono obblighi. Quello che serve è una effettiva riduzione dei costi delle commissioni che gravano in maniera pesantissima sui consumatori e sugli esercenti»). Quell’intervento deciso sulla soglia minima, che avrebbe incrementato in maniera esponenziale l'utilizzo dei Pos per tantissime tipologie di pagamento al dettaglio, per ora è stato messo in stand-by dal Governo, e viene da chiedersi se oltre un anno di tempo di riflessione non sia un po' troppo per chi vuole fare innovazione digitale. E considerando i passi avanti decisi che il resto del mondo sta facendo sull'incentivare i sistemi di pagamento elettronici, soprattutto quelli da mobile, cui il Decreto del Ministro Passera fa cenno, ma senza dare alle parole seguito concreto. Non ci resta che attendere il "decreto sviluppo tris".
Sull'argomento leggi anche:
  • Arriva il decreto crescita 2.0. Avanti con digitale e start-up
  • Restart, Italia! Il ministro Passera scommette sulle start up
  • Agenzia per l'Italia Digitale: a giorni l'avvio operativo
  • ABICloud 2025 Blu_Medium
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